Argomenti

Visualizzazione post con etichetta pugni chiusi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pugni chiusi. Mostra tutti i post

RISPETTO (lyric A.Maffei Music...variation from Guns n rose's "Bad Apples")


Grasso e nudo
mouse e Kleenex
re del web, il tuo sesso
regalalo ad un pugno
hai
denti lunghi 
ringhio pronto
morso stretto
ma ti vendi al primo osso 
proprio come un disperato e
c'hai la mammina!
e quei bei sogni da teeneger 
il piatto piano sempre pronto 
il tuo culone ben parato
e poi la sera guarda quella 
18 anni
gia so che cerca
Dio che schifo, ma se la trova
una 20, ci sto anch'io!

...e tu, che cazzo vuoi?!?
alcol a litri 
cazzate in testa
confusione e faccia tosta
vai..scodinzola il tuo pelo
e riempiti d'impegni
a tutti gli altri dai i tuoi disagi
e la fregna "ar trivella"!
(RIT.)
...e quando vola la merda,
svelto ad abassarti:
perdersi è un vento

ma quanto speri di valere, qui siamo in 6 miliardi:
inizia a sgomitare

Quel che non capirò mai è come fai a star meglio
con quella merda nel sangue

Se posso dire la mia, rispettati di più:
UN ASSISTENTE SOCIALE NON SI FA D'EROINA!!

avanti, guardami negli occhi,
spara, dimmi cosa vedi 
se c'è traccia di un uomo
allora mettiti gli occhiali
il rispetto costa caro, ed io non sono qui per comprare
vuoi renderti utile a qualcosa?!?: in ginocchio ed inizia a succhiare
...perchè Viareggio è come l'Italia
una troia un pò distratta 
che candeggia tutto bianco
che più bianco non si può!

(RIT.)

Lettera al Tirreno a commento di un fondo


Salve
Capitatomi in pausa pranzo sotto gli occhi il fondo di Paoli (mi scuso, ne ho dimenticato il nome), mi sono trovato a sorridere soto i baffi, che tra parentesi non ho.
Dopo una prima parte condivisibile in cui si espongono i mali del capitalismo, ecco che viene individuato il nemico.
Le macchine.Se bene ho compreso, l’impoverimento dell’occidente, la scomparsa dei lavori e dei lavoratori, et indi dei consumatori, è da attribuirsi prevalentemente al perfezionamento delle tecniche produttive, ovvero l’avvalersi di macchine sempre più sofisticate che rendono obsoleta la presenza dell’uomo sul luogo di lavoro.
A mia memoria, ricordo solo una macchina capace di alimentarsi con fonti non esauribili, facilmente riproducibili, che è  completamente biodegradabile e capace di generare altre forme di vita con solo un moderato aumento dei consumi per il breve lasso di tempo utile all’incubazione, la quale oltretutto produce come scorie il concime per far ricrescere ciò di cui si nutre: quella biologica. Tra le varie versioni di tale macchina le più utilizzabili ai fini produttivi, tra le specie maggiormente intelligenti, sono quelle meglio assoggettabili ad un progetto tramite lo stimolo di desideri. La “macchina desiderante” per eccellenza...è l’uomo. Il numero di homo sapiens sapiens su questo pianeta (circa 6 miliardi), assieme ad altre ragioni di tipo economico, fa si che, in una pianificazione di produzione industriale, la presenza della nostra specie sia il ruolo cardine.
Le macchine, benchè sofisticatissime, come già ebbe a notare il buon vecchio barbuto di Marx, hanno il difetto  INSOPPRIMIBILE di essere oggetti: a fronte di una specializzazione nelle mansioni superiore all’uomo, il loro costo operativo e molto maggiore, soggetto a molte più variabili d’errore e incapace esso stesso di essere compensato e reso bensì tollerabile con surplus produttivi capaci di generare profitto.
Esempio parossistico: prendiamo il caso di una linea produttiva industriale che vede come macchina un Terminator ( il cyborg del film omonimo).Mezzo futuribile, addirittura capace di apprendere. Uomo obsoleto, quindi? Eh no...perchè anche il robottone in questione ha un difetto economicamente mortale: l’alimentazione. Un terminator con “pile all’uranio” (vedasi “Terminator3”), non è altro che una macchina con un alimentazione molto costosa da tutti i punti di vista, che come i suoi epigoni di era Marxista, semplicemente produce un tot di lavoro in ragione di un consumo. E senza la capacità di generare performances produttive superiori a parità di consumi, non esiste capitalismo.
Lo sa bene Marchionne, il quale non ricolloca in Polonia perchè quella nazione è avanti nello studio della robotica, bensì perchè è indietro nella tutela dei diritti dei lavoratori e nella retribuzione degli stessi.

Saluti
Andrea

corollario a "Berlusconiana"





Corollario da aperitivo



E' interessante prendere la vicenda di Alitalia ad esempio per spiegare la logica di comunicazione nell'era Berlusconiana.


Al
di la delle ovvie ma doverose premesse, riassumibili col motto (mi pare
dello stesso Silvio, tra l'altro) "chi è senza peccato scagli la prima
pietra", in cui risulta quasi banale dire della vicenda Alitalia,
forse in questi giorni alla conclusione, che di certo hanno origini e
colpe quasi primordiali le quali ricadono quasi sul cittadino-elettore
come figura astratta, figuriamoci sugli attori di questa buffa farsa,
la domanda più sensata che credo ci si possa fare è " che è successo?",
corretta blandamente da un "che sta succedendo?"


L'asino è già cascato: chi cazzo lo sa per certo, direbbe un rockabilly. Ne ha ben donde (se si scrive così).


Non si sa
per certo, di sicuro cosa
è successo. Prendiamoci a cuore questa faccenda; decidiamo di
ricostruire la cronologia degli eventi, cerchiamo il "copione" di
questo dramma in mille atti,
ricostruiamolo
andando a ritroso o semplicemente usando i nostri sensi; per capire un
Giulietta e Romeo, un Così è (se vi pare), un Gola Profonda, alla fine
della fiera basta aprire occhi e orecchie. Non succederà mai che
Giulietta si scopra lesbica, o faccia dello scambio di coppie con [] .
Se così fosse sarebbe una variazione all'originale, e verrebbe
doverosamente (purtroppo) segnalato. Tutti noi che siamo oramai adulti
e depravati sappiamo le verità della vita oltre le ipocrisie del
benpensare: nessuno si illude più che il lupo sia il carnefice e
cappuccetto rosso la vittima; nessuno si è preso briga di andar ad
intervistare quel povero canide nell'esilio in cui i cacciatori lo
hanno costretto. Quei
gelosi.
La verità la sappiamo da una pietosa lettera misconosciuta dalla nonna
(inutile tentativo di riabilitazione del lupo), la quale chiamava
amabilmente sua nipote
quella ninfomane ,
che il cestino lo portava ogni tanto quel povero animale per bontà
d'animo, mentre Lucrezia, perchè così soavemente si chiamava in realtà
la
bambina, portava le cosciette svelte, un pube immancabilente rasato ed una bocca insaziabile.


E'
agli atti dei processi susseguitesi che nelle ultime ore prima della
caduta della frana al Vajont lo svaso venne regolato non sull' ejezione
massima possibile ma su quella massima sostenibile dalle turbine. In
queste situazioni Pasolini ci prende per mano (quindi attenti dietro)
confessandoci all'orecchio
io so, ultimamente in maniera così costante da far sorgere agli altri dubbi sulla nostra sessualità.


Sono
quindici anni che il sultano di Arcore si staglia nei nostri cieli,
indelebile come la scritta fantozziana, romanamente eretto, millantando
meraviglie sotto il paltò. Con l'ultima tornata elettorale siamo
arrivati al punto assurdo in cui Silvio ha creduto doveroso disvelare
il mondo meravioglioso al dilà delle sue vesti; ci samo trovati quindi
con un re nudo, di genitali pietosamente minuscoli che va
spacconeggiando delle sue leggendarie doti sessuali. La cosa
magnificamente comica è che al
capezzale di cotanta "potenza" si agitano schiere di veline e fedeli i quali, come dice il motto sulle ragazze di Pistoia "fanno a gara a chi lo ingoia", con contorno di complimenti a profusione, lusinghe e finte slogature mandibolari.


Non sappiamo cosa è veramente successo. Sappiamo solo a grandi linee i fatti principali. Chi ha il merito di aver riaperto il tavolo delle trattative?


Nel panorama informativo Berlusconiano siamo forse arrivati oltre il
fall-out
nucleare, dopo il quale non rimango che macerie informi ed un vago
ricordo del loro aspetto originario, ma non di meno capaci di infettare
chi le avvicina.


Siamo passati da un abile gioco mediatico, condito con qualche reatuccio
passabile
tipo turbtiva d'asta, in cui il cavaliere ha pro domo sua ( e con
fondamentali aiuti di mirabili politici come Mastella ) mandato
all'aria le trattative con Air France in previsione elettorale, al
plauso per il "patriottismo" dimostrato con tale furberia. A breve giro
di posta una
sporca dozzina di imprenditori italiani con a capo lo specchiato Colaninno, ovvero un insieme di furbetti dalle tasche piene di pagherò è diventata una cordata industriale e, dulcis in fundo,
un contratto che fa rima con ricatto è stato imposto alle sigle
sindacali: a questo punto il corpus compatto della dialettica
comunicativa che ha imperversato per oltre un lustro mostra la prima
crepa, in concomitanza con una prova di realtà
pura come una contrattazione sindacale.


Tale
pratica umana si deve de facto svolgere nelle migliori condizioni
psicologiche possibili, e chi nel braccio di ferro valuta di avere i
muscoli meno prestanti, deve giocoforza utilizzare tutti i trucchi che
l'estro personale gli dona. A tale proposito è illuminante come il
premier abbia inteso aprire il tavolo di confronto. "se salterà tutto
sarà colpa dei soliti sindacati politicizzati". Viene all'intelletto
subito che un esternazione a piena emitezza in un momento così delicato
non è frutto di
dementia,
quanto del bisogno irreprimibile di alimentare un infinito clima da
campagna elettorale, in cui, alla maniera del cannibale Mercx, non
basta vincere il tour, il giro e la vuelta, ma è
prioritario vincere anche OGNI tappa. A costo di doppare
la propria squadra e cambiare a proprio vantaggio le regole della
competizione. Che poi la competizione perda prestigio e decada a
divertissement del più forte è ragionamento da non palesare nemmeno.


Peccato
che se il panorama politico è stato il primo ad essere mutato dalle
radiazioni delle "atomiche" manipulite e Berlusconi, divenendo qualcosa
su cui è totalmente inutile soffermarsi, specialmente a sinistra,
d'altro lato tali deflagrazioni hanno annientato gli equilibri
dell'informazione, trasformando il complesso ma equo gioco al controllo
(tutto sponde e rinterzi) tra poteri ed informazione in un patetico
servizio di posta come nel film di Kevin Costner, in cui i postini
possono anche essere un milione, ma non sanno mai veramente dove
andare, ne hanno la possibilità di arrivare in tempo, figurarsi se
hanno idea di cosa portano.


Spenta la tv, per ovvi motivi già
vagliati, e aprendo una Republica, poi un Corriere poi qualunque altro
giornale, si ha come la sensazione che raccontino quasi sempre,
soprattutto sotto il peso di eventi importanti, almeno tre Italie
differenti: quella di Silvio ( a volte di destra), quella di sinistra
e quella che se ne frega.


L'approdo della trattattiva su
Alitalia è la massima dimostrazione di contaminazione politico
mediatica, in cui un imbelle, ma meglio sarebe dire imbecille Veltroni
prova a tirare l'acqua al suo mulino sughettando con una cannuccia dal
mare dell'informazione, appena in tempo per finire cannibalizzato dalla
solita trappola messa li per stanare un leader
dappoco e portare consensi verso Arcore grazie ad una vicenda nebbiosa come una palude di notte.


In
tutte queste macerie però, non bisogna dimenticare che gli italiani,
come sorci ineliminabili, vivono ed anzi hanno trovato già il modo per
proliferare: a tal proposito i mille sondaggi che silvio ordina
mensilmente rivelano il suo gradimento al 73%, ovvero che l'italiano
è soddisfatto del premier che ha. Interessante sarebbe chiedersi, convenuto che l'Italia è Silvio, se Sivio è l'Italia. Se ce ne fregasse qualcosa...


Berlusconiana

SE Berlusconi= televisione E Berlusconi=italia => L'italia è una Repubblica televisiva. Silvio si affaccia sul mondo della politica in un momento, "manipulite", in cui un coacervo disomogeneo di sentimenti attraversano l'italiano medio: si passava in un lampo da confusione, rancore, sconcerto a rabbia e forse gioia (in molti si ricorderanno le monetine contro Craxi). Genialmente il Cavaliere sfrutta quest'onda di cambiamento messa in moto dai tanto vituperati (dopo) giudici di Milano, per impadronirsi degli spazi vuoti che si erano giocoforza creati. A ben vedere una manna del cielo che permetteva a Silvio di entrare in politica con un insperata piena legittimazione data "sulla fiducia", conquistata, tramite il cortocircuito logico della disperazione (degli elettori), del "tanto peggio, tanto meglio", grazie a meriti extra-politici, che, colmo di fortuna, in quel periodo al mercato-Italia venivano cambiati al doppio, quasi al triplo di quelli politici. Ecco quindi che la figura dell'"homo novus", dell'"imprenditore "che si è fatto da solo", del magnate che suo malgrado deve abbandonare, rimettendoci, i suoi affari per amor patrio, acquisisce un assegno "in bianco" da parte degli elettori. Silvio era quindi nella situazione fortunatissima di politico "per dovere" che cavalca il destriero mai sopito dalle nostre parti dell' antipolitica, con i mezzi mediatici appropriati per riscrivere pro domo sua le regole comunicative della campagna elettorale alle porte della stessa, e senza chiedere permesso all'unico concorrente rimastogli, ovvero l'unico partito della vecchia guardia ancora rimasta in piedi, il PDS. E' come se, disposte le pedine sullo scacchiere, lo sfidante del campione decidesse di colpo di cambiare e di sua sponte disponesse dalla sua parte dei puffi. Un azzardo, a ben pensare: un pubblico smaliziato da anni di roventi battaglie scacchistiche, arbitri compresi, si sarebbero potuti fare delle grasse risate di quel buffo ometto che a 60 anni suonati ancora faceva la collezione degli esserini blu... e magari avrebbero potuto chiedergli un curriculum, per vedere se avesse avuto la statura per ambire al ruolo di Presidente del Consiglio. Solo che in quei tempi l'ultimo campione era scappato con le pedine e qualche altro suppellettile, quindi dalla sua parte si sedeva l'ultimo scacchista onesto rimasto, tale Achille Occhetto, di cui si sapevano i pregi ma anche che alla fin fine non aveva mai avuto scores brillanti, tanto da non accorgersi in questo caso che il suo sfidante gli aveva tirato, tra un puffo inventore ed una puffetta, un tranello subdolo ma efficace...diabolico. Il pubblico infatti, stordito da furti fughe ed arresti, non si era accorge che la scacchiera non è stata rubata, perchè alla fin fine le regole ed il campo di battaglia le decidono gli elettori; non accorgendosene, però, e sentendosi defraudato, accoglie altresì il munifico soccorso del Cavaliere, il quale prontamente fornisce una bella scacchiera nuova fiammante: bellissima si, ma a ben vedere, non del tutto identica alla precedente... Fuor di metafora (anche se i puffi mi piacciono), nel vuoto di significato generato da manipulite immediatamente prima delle elezioni del 1994, Silvio, grazie ai suoi potenti mezzi di editore inietta i suoi valori nel tessuto "connettivo" dell'informazione: un coacervo non troppo omogeneo (ma nel campo della persuasione si tratta di sottigliezze) composto da famiglia, patria, religione, ottimismo, lavoro ... e chi più ne ha più ne puffi. Ovviamente per chiudere il cerchio bisognava oltre alla carota, far sentire pure il bastone. A tal proposito Berlusconi estrae un coniglio formidabile dal cilindro: il comunismo. Occhetto si sarebbe dovuto accorgere di qualcosa nel vedere la sua parte della scacchiera bianca e rossa, ma la cronaca di quei giorni è anche la cronaca di una miopia che rasenta la cecità, di una vittoria certa del PDS che tra sottovalutazioni ed eccessi di sicurezza si trasforma in una inspiegabile debacle. Silvio aveva semplicemente e neppure troppo implicitamente dato un "aut aut": dopo di me la tempesta. Comunista. Semplicemente egli aveva fatto scivolare sotto le nuche degli italiani la sua versione della storia patria, in cui la colpa di tutto era del comunismo e dei comunisti. Detto, questo "tutto", sia chiaro, tra i denti, velocemente, proprio come farebbe una massaia che dice la sua sbrigandosi, tra un lavoro ed un altro, perchè non ha tempo da perdere in chiacchiere. Nel "nuovo" modo di comunicare inaugurato in Italia dal Cavaliere un giudizio pesantissimo era tirato li senza troppi soppesamenti "data la gravita del momento", seguito un attimo dopo da un sorriso ed una battuta; vitalità ed ottimismo, energia e nerbo corroborati da una ghigna sempre con l'espressione del "fidatevi di me, so quel che faccio" concimavano il campo del consenso. La situazione era talmente sottosopra che le pubbliche dichiarazioni di voto in diretta tv elargite a più riprese dai VIP che a vario titolo lavoravano in Mediaset ( emblematiche quelle della Mondaini e di Vianello), lungi dall'apparire una umiliante mobbing (chi si rifiutava o faceva a proprio rischio e pericolo, vedasi la vicenda di Corrado Tedeschi), serviva invece a convincere tutto un elettorato che altrimenti se ne sarebbe rimasto a casa. Anni di ponzi pilatismi sull'assetto radio-telvisivo italiano, che era ed ancora è un monstrum, in special modo se paragonato agli esempi degli altri paesi del G8, con contorno di lottizzazioni, spartizioni, lassismi ed inciuci, portano ad un omologazione assoluta tra reti pubbliche e private, in cui queste ultime hanno più capitali e meno regole e le atre dietro a seguire e copiare, nella paura di perdere audience e quindi introiti; oltre a questo il concentrare gli sforzi editoriali sollo sulla materia televisiva porta a sua volta ad una curiosa ed inquietante identificazione italia-tv, in cui quest'ultimo, il pianeta catodico, sembra fare uno sforzo immane per essere il più uguale a se stesso ed omogeneo possibile, esito che lascia in apparenza la sola alternativa praticabile nell'anti berlusconismo (vedasi Guzzanti e Santoro), già ampiamente prevista e sfruttata dal Cavaliere stesso. In questo meccanismo radio e giornali divengono quasi sollazzi per feticisti. Naturale che qualcuno prima o poi arrivasse a mietere, pro domo sua, questa irresistibile messe di "pensiero unico". Berlusconi, appunto. Egli, in un escalation irresistibile, riscrive dunque le regole quel tanto che basta per renderle "Silvio approved", definisce i buoni e stigmatizza i cattivi sotto l'omnicomprensiva definizione di comunisti, e tramite questa "moral suasion" compie l'ultima trasformazione comunicativa, che sa quasi di trionfo: egli infatti, autoproclamatosi "salvatore", apre le porte della sua arca, la quale più si riempie più lo rende credibile; quando la credibilità è a dei livelli accettabili (ma forse lo avrebbe fatto lo stesso), grazie sempre alla sua "facoltosità" mediatica, completa il cortocircuito logico per il quale le sue regole divengono "le " regole, come se lo fossero sempre state. L'arca quindi diventa l'Italia, le elezioni uno spettacolo e gli italiani gli spettatori. A questo punto, ovviamente, tali regole del gioco si stringono a mo di cappio: essendo "l'arca" proprietà del Cavaliere, proprio come quando si va in casa altrui, egli impone, pena il bollino di "comunisti", il suo "decalogo", non più regole del gioco ma vera e propria weltanshauung. Un pò Noè un pò Mosè. E' stuzzicante notare che tutto questo avviene ad un piano solo comunicativo, giocando sui livelli inconsci di paura e speranza, costruendo ad arte panorami rassicuranti e cartoline da mulino bianco, o all'occorrenza cieli grigi e immagini di disperazione, all'uopo del momento. Non siamo veramente su un arca e Il Cavaliere non è un Santo. L'unica cosa che è veramente cambiata e di cui non ci rendiamo conto, è che l'Italia crede di riflettersi allo specchio mentre invece si sta guardando in uno schermo catodico. Questa incrinatura porta ad una nuova cosmogonia di storture e sclerotismi (le leggi del disincanto cercano di descriverne una parte sul lato delle relazioni sociali), uno di quali è che, a livello di comunicazione politica, si dice quello che si appare, ovvero il contenuto di quel che si dice è legittimato solo dal contenente e dal consenso che esso riesce a muovere su quello che si è appena detto hic et nunc. Si prenda ad esempio la squadra "femminile" di ministri al governo. Leggerne i curricula fa in alcuni casi ridere o rabbrividire, a seconda degli stomaci. Il Vostro un giorno ha visto una foto delle quattro ministre, ed ha capito che la vera credenziale non sono più gli studi eccellenti o una fulminea scalata politica, ma l'occhio azzurro piuttosto che verde: dove McCain in America punta su Sarah Pallin per la sua aria verace, da mastino, la sua freschezza "giovanile", i suoi (presunti) exploit da governatrice dell'Alaska, la solida famiglia accanto ecc, nel belpaese Berlusconi punta su Mara Carfagna, il curriculum della quale si trova facilmente digitando il suo nome su google. Quello che vedrete diviso in 12 scatti, uno per ogni mese, è invece il calendario della signorina in questione. Discinto ma non troppo, perchè come l'On Carfagna disse, "credo in certi valori". Ovvio che quando questa simpatica ministra firma una legge sulla prostituzione, l'ironia ci salti addosso con un sorriso. Se da un lato la "discesa in campo" di Berlusconi ha portato ad un salutare, e ripeto salutare svecchiamento della comunicazione politica, il suo permanere come unico politico possibile ed unico editore reale, un pater familia accentratore ed insitente, è equivalso ad una cancrena per lo stesso tessuto comunicativo comune, cha dal lontano 1994 vive in un cortocircuito tra realtà e finzione arcoriana che metastatizza la putrefazione a tutto il nostro tessuto sociale, tanto che si può liberamente fare un vertiginoso salto logico ed incrociare politica, sesso, costume e veline, in quanto tutti questi aspetti, e pure tutti gli altri vivono della luce del tubo catodico, senza la quale non hanno ragion d'essere, o hanno la ragione degli emarginati: vedasi a tal proposito la situazione dei magistrati e del potere giudiziario, l'ultimo rimasto indipendente, che per loro stessa natura non possono accedere "moto proprio" alla ribalta mediatica, e quindi sono condannati al silenzio della loro vocazione, ed a porgere continuamente l'altra guancia agli attacchi quasi quotidiani che subiscono da Cavaliere&Co. Ecco perchè, quando vedo una tedesca liberamente in topless, dopo aver graditamente esaminato le sue poppe ed eventualmente dato sfogo ai corpi cavernosi, penso che nel suo sano paese, se si accende la tv senza pagare nulla, si vedono pochi canali molto, molto sobri, di pubblica utilità: nient'altro. E lo stesso vale per una inglese una francese e persino una russa. Quando invece vedo un italiana rigirarsi in mille maniere su un lettino per togliersi le righe bianche del costume dietro la schiena, ma senza fare vedere "completamente" il seno, quando vedo una milanese correre nervosa sulla battima con un costume tirato dentro le natiche allo spasmo, 2 auricolari e lo sguardo da corazziera, ragazzine con top minuscoli e slip improbabili che coprono il minimo indispensabile alla salvaguardia del buon gusto...ecco in quei momenti penso a Berlusconi.

Di "Veline" e politica

Commentare "Veline" ha dato a me ed a Fist un piccolo brivido lungo l'astio. Lungi da noi la semplice trita constatazione di un evidenza condita con i soliti epiteti maschilisti, lo stupore nasce dal trovarci un attimo dopo entrambi, come se nulla fosse, immersi in un discorso politico. Si, perchè l'ultima fatica di Antonio Ricci trova senso solo se spiegata rivoltando come un calzino il " Paese-Italia". Per parlare di "Veline" e delle veline bisogna parlare di Berlusconi. Un bel paragone potrebbe fare al caso nostro, in modo da tirare i nodi al pettine; l'unico programma che mi ricordi abbastanza simile e vicino nel tempo è "Non è la rai" di Boncompagni. Ovvio e sacrosanto che qualcuno, leggendo di un post che si svilupperà in una contesa tra siffatti attanti, preferisca alzare il coperchio del WC e fissare quel che c'è sotto. Capisco ed anzi prometto che vengo anche io dopo aver finito qui. Allora, "Veline" Vs "Non è la rai" 1- perchè?- perchè sono li quelle tipe? Nel caso A (Veline), per partecipare ad un concorso, una selezione; nel caso B (Non è la rai), per intrattenere divertendosi (loro si divertono, il publico si diverte). 2-chi?- chi sono costoro? A: ragazze maggiorenni; B: Ogni età, potenzialmente. In maggioranza ragazzine adolescenti, ma anche ragazzi qualche bambino e qualche adulto 3-quale target? A: per tutti in teoria, ma in realtà per un pubblico maturo; B: per tutti, se si ricorda come passava dalle telefonate dei bambini a quelle delle nonne.
"Non è la rai" era infatti nient'altro che un "contenitore", ovvero un "live show"con spazi che nascevano e si consolidavano solo se sorretti dal gradimento del pubblico, stessa regola valida per i suoi"protagonisti". Chiaro che l'aspirazione a diventare la protagonista spremeva il "pepe" fuori dalle aspiranti primedonne. Vitale notare che questa sotterranea competizione veniva stuzzicata in un clima molto regolamentato e controllato: le ragazze infatti erano ineluttabilmente "in divisa", divisa che poco cambiava tra le "star" e le altre. Ciò è comprensibile considerando che NELR era un programma "all age". Ovvio che se "all age" vuol dire tutte le età, iniziamo a comprendere su quale fascia si posava il "pepe" macinato dal meccanismo competitivo. La trovata era così riuscita che il clima pudico e stolidamente adolescenziale della trasmissione rendeva le boutades sessuelles molto più veraci. Così il giocare con i centimetri di un costume in modo da scoprire un gluteo che si sapeva più sodo delle altre appariva come una brezza pruriginosa, audace, ma mai sporca, soprattutto slegata dal reale interesse di guadagnare i favori della telecamera, magari in maniera stabile. Chiaro che le lepidezze scatenate da NELR non erano e non sono digeribili a ragion veduta; mi ricordo una volta in cui nel clima di gioioso pandemonio che regnava in quel contenitore pomeridiano, 3 o 4 di quelle sgallettate, contando su dei costumi interi ridotti e su delle natiche belle alte, decisero di mettersi a scodinzolare in piscina all'unisono per quelle che furono forse 4 inquadrature. Un mio amico aveva registrato la puntata. Fu la prima volta che trovammo qualcosa di più gustoso di un porno per le nostre priapesche fantasie. In questo calderone adolescenziale quindi il bambino telefonava sperando di poter parlare con X e vincere il premio, mentre la nonna aspettava il cruciverba....ed il nonno invece qualche inquadratura a bordo vasca. Un programma per tutte le età, quindi. Smontando i colorati e chiassosi meccanismi di quella trasmissione si sarebbe facilmente arrivati alla mente di un autore televisivo, Boncopagni per la precisione, in quanto il suo "gioiello" aveva i modi, i"codici" di un prodotto autoriale, e la levigatezza ed efficacia nei meccanismi di cui solo un buon autore è capace: NELR infatti divenne un fenomeno, una moda con messaggio incorporato, un significante, ma anche più banalmente un universo totalmente autonomo che trovava legittimazione e linfa in se stesso, ovvero nei dati Auditel di gradimento (non ricordo a tal proposito di aver mai visto ospiti, sempre rari comunque, al di fuori della sfera dello spettacolo, come giornalisti o politici).
In "Veline" invece assistiamo ad un concorso con delle regole e dei giudici. Già a questo punto la distanza col programma di Boncompagni dovrebbe apparire segnata. Il concorso è "faceto" in un clima in cui è ammessa solo la facezia ( in NELR non erano inusuali esplosioni di pianto e momenti di commozione, anzi spesso "guidati"), ed il divertimento è ad ogni costo e con ogni mezzo che il comune senso del pudore permette alle 20 di sera. Un tot numero di ragazzine molto poco vestite si producono in "stacchetti" che poi verrano giudicati e votati da un apposita giuria super partes composta da improvvisati giudici scelti senza troppo badare ad eventuali "curricola" tra vari ambiti professionali. La prescelta che passerà il turno farà poi semifinali, finali e quant'altro...sino a diventare, se ne avrà le peculiarità, velina. O meglio a poter lavorare come Velina. Appunto lo spacchettare il brand-velina e tirarne fuori i meccanismi illumina meglio della lanterna di Diogene. La differenza tra NELR e "Veline" è di quelle microniche...ma fondamentali, infatti. La "bimba" di Boncompagni era pagata, si noti bene pagata, per fare la comparsa in un contenitore pomeridiano, quindi fondamentalmente se decideva di attirare di più l'attenzione in qualche maniera ciò era da leggere sub specie eternitatis: forse in futuro si sarebbero ricordati di quel culetto così tondo, forse quell'occhio da gatta l'avrebbe fatta notare a qualcuno; nell' immediato però ogni iniziativa personale era puramente gratuita e non preventivata, tanto che ad un certo punto (come accennerò in seguito) gli atteggiamenti troppo provocanti vennero censurati e quindi eliminati. La maggiorenne di "Veline" invece non è pagata: partecipa (forse) con un rimborso spese alle selezioni. Non guadagna ora, ma non importa: l'impotante è esserci, farsi vedere, bucare lo schermo. In questo senso l'ammonimento decubertiano è perfettamente seguito. Se infatti il concorso recita che i posti in palio per quel lavoro sono 2, è pacifico che colei che sia più capace di rubare l'attenzione della telecamera troverà gualmente il modo di entrare nel mondo dorato dello spettacolo. Lunedì sera in quel di Ripafratta davanti ad una pizza io ed i ragazzi della band abbiamo assistito a come una mora intendeva bucarlo, lo schermo: il tastierista non riusciva a credere possibile che non venisse considerata in costume invece che vestita, tanto quello che aveva addosso era minimale. Due sere dopo io invece mi sono imbattuto in scenette da backstage in cui le aspiranti show girls, durante i provini, venivano interrogate su argomenti di cultura generale: alla risposta grottesca, o al silenzio imbarazzato, corrispondeva scroscio di risate. Umiliante...ma Parigi val bene la dignità, specialmente se di quest'ultima non si sa che farsene. Al di là di facili e triti moralismi, è fondamentale notare come il meccanismo del concorso, ovvero della scoperta competizione, porti alla valutazione del premio in palio, del "campo di battaglia" e dell'avversario, quindi alla scelta delle armi migliori. Come scegliere quest'ultime in relazione al ruolo di comparsa fulminea, seminuda ed ammiccante, la velina, appunto? E' astuto presentarsi preparate sulle chiare fresche e dolci acque del Petrarca differenziando l'offerta dalle solte tette&culi, o forse è meglio omologarsi, cercando solo di variare le quantità di carni scoperte? Banalmente, senza ulteriori ghirigori logici si arriva alla conclusione che laddove nel programma di Boncompagni si chiedeva (di massima) alle ragazzine di stare li e divertirsi sotto le telecamere, in quello di Ricci si fa competere un intera generazione di squinzie a colpi (bassi) di intimità malcelate e\o in trasparenza. Allargando la focale del nostro astioso obiettivo, possiamo cercare di cogliere un altro ultimo fattore di differenza che ci porterà di colpo nel cuore del discorso. NELR, da questa distanza infatti appare un programma di chiaro stampo "autoriale", un contenitore che in primis è un divertissement del proprio autore, come già accennato prima; ed il meccanismo in quella trasmissione era tanto funzionante che egli stesso ad un certo punto decise di cambiare la formula e scegliere il conduttore tra le fila delle proprie girls: Ambra, nella fattispececie una ragazzina mora petulante e bruttina. Era un modo per salpare l'ultimo ormeggio e lanciare l'ultima irriverente sfida; NELR non aveva bisogno di nessuno esterno a NERL stesso, perchè NERL era un perfetto organismo autoreferenziale ed autosufficente che avrebbe saputo trovare in se le risorse per alimentare il suo successo. A questa sfida ne venne aggiunta un altra, togliendo piscine varie e quindi ammiccamenti e fuoriuscite "involontarie" di carni. Sarebbe riuscito a sopravvivere il programma a questi scossoni? Boncompagni vinse la sfida, e la sua "creatura" chiuse solo anni dopo. Vi immaginate "Veline" con le aspiranti completamente coperte, magari in jeans? O senza la "giuria" che è li per legittimare un concorso senza quasi regole, quindi molto liberista, che si combatte sul limite del sequestro per oltraggio al pudore? Senza inutili ( e dopo vedremo perchè inutili) moralismi, per capire la natura di "Veline" però bisogna aprire ulteriormente la focale, ed anzi posare propio l'ottica: "Veline" racconta dell'Italia infatti, molto più efficacemente di un quotidiano (e di questo blog meschino). Posiamo il binocolo dunque. Che vediamo? Una generazione di 18enni che, lungi dal Vostro additare come schiava del mito del calciatore e della Costa Smeralda, semplicemente partecipa ad una gara d'appalto. L'appalto in gara è il posto da velina, il requisito è uno solo: la fica. Alt. Qualcuno sente delle risonanze industrialote nelle mie parole? liberismo....gara d'appalto... iniziamo a vedere i contorni della costa, credo. Per farvi scomparire la nebbia mattutina dai suoi monti vi ridomando per l'ennesima volta a trabocchetto: Come mai "Veline", visto che siamo in fascia protetta alle 20, non viene denunciata alla commissione di vigilanza et indi chiusa o quantomeno sanzionata? Di più: come mai ai tempi il programma di Bomcompagni venne sommerso di critiche (la mossa-Ambra servì anche come risposta ed esse), pur non esistendo allora gli organi di controllo odierni ed il concetto di "difesa dei più piccoli" in tv, e dovette auto-regolarsi, direi quasi auto-censurarsi, mentre quello di Ricci veleggia indisturbato nella fascia oraria "verde", quella più protetta di tutte? Cosa è cambiato da allora a ad oggi? Bene, i contorni che vedete sono quelli della bedda Sicilia. Eccoci, preparate il mezzomarinaio. Allora c'era un editore, tanto per svelare l'arcano, Tale Sivio Berlusconi, un autore, di cui già sappiamo il nome, e al di sopra tutte le autorità di controllo dell'epoca...risalendo di potere in potere fino ad arrivare al padrone del vapore, il Presidente del Consiglio. Oggi esso è un tale di nome On. Silvio Berlusconi, che ha potere di nomina dell'authority delle telecomunicazioni, la quale vigila strettamente su quello che fanno gli editori televisivi, il più potente dei quali e quel tale Silvio Berlusconi di cui avevo brevemente accennato prima. Come avrete finalmente capito siamo all'approdo. Tirate le gomene d'attracco: per parlare di Veline bisogna parlare del Cavaliere.

letterina PRO-Padania

Caro Presidente

Salve

Sono un umile lavoratore stagionale toscano. La stagione di cui parlo è ovviamente quella estiva.Perchè le scrivo questa missiva elettronica?Beh, se intanto le indico in quale località lavoro, già i conti dovrebbero iniziare a tornare: Forte dei Marmi.Credo che il "curriculum" di questa ridente cittadina non sia da menzionare. Ormai il Forte è un "brand".Ecco, arivo velocemente al punto.D'estate, regolarmente, senza tema di smentita, questo scorcio di litorale si riempie di ogni sorta di turisti; la maggior parte di essi, quasi la assoluta maggioranza ( non è blasfemo ipotizzare una percentuale del 70% sul totale dei vacanzieri), sono suoi corregionali...o per semplificare, quantomeno "padani".La mia richiesta, umilmente formulata e senza obbligo di replica, è che lei col suo indubbio potere e carisma, faccia opera di dissausione; la prego questo inverno di pubblicizzare i bellissimi alpeggi piemontesi, le dolomiti, le bellissime città d'arte del sttentrione, i ridenti lidi romagnoli...o tutto quello che di bello offre la porzione di territorio al di là del Pò.La prego inoltre di dissuadere la sua popolazione a uscire dai confini padani e scendere in Italia.Ed anzi, la scongiuro di fare controinformazione ed evidenziare od inventarsi difetti: la boria toscana, la sciatteria marchigiana, la malafede campana... e chi più ne ha... Si inventi di tutto, pure disservizi dove magari neppure esistono i relativi servizi.Quale gioia per un "nativo" toscano come me sarebbe quella di vedere vendere le case di proprietà "padana" e liberare quindi dalla vostra presenza l'Italia, o almeno la mia parte di essa, i miei posti, fosse anche solo parzialmente.Si, avremo dei contraccolpi durissimi e si, siamo noi che abbiamo bisogno di voi, dei vostri "danè", non il contrario.Tutto vero.Ciò nonostante preferisco avere una doppia razione di russi e slavi in genere, che non capiscono una parola di italiano e due di inglese, piuttosto che avere anche un solo padano sui monti e le spiaggie della mia nazione.Preferisco mangiare la polvere che addentare il vostro pane.Spero di non averla tediata troppo, e altresì spero che terrà di conto le mie richieste

Rispettosamente, un italiano.

Lettera a "Radio24" del 15-01-2008

Salve
Sono Andrea
Mi chiedo se sono solo io che sto vivendo un incubo ad occhi aperti, se almeno esiste un altro essere umano che condivide le mie visioni di disfatta.
La sera di Martedì 15 gennaio 2008 guardo il Tg serale di Raiuno.Prima notizia la rinuncia di Ratzinger all'invito del rettore della Sapienza.
Metà telegiornale!
Prima i fatti, ovvero la notizia vera e propria, gli eventi, dati il più velocemente possibile (e male): si omette per esempio che i professori "ribelli" si sono mossi in primis perchè il rettore ha formulato l'invito al Pontefice saltando il parere del consiglio d'istituto.
A seguire le "reazioni": 10 minuti, in un Tg che ne dura nemmeno trenta!
Ovviamente a farla da padrone i politici, TUTTI i politici e di TUTTI gli schieramenti, sempre pronti a mettersi a favore di telecamera.
Dulcis in fundo ospite in studio ed il condutore che esordisce con una "domanda" così felicemente formulata: "Bene, Ahmadinejad (Mahmud Ahmadinejad, presidente Iraniano in carica) può parlare alla Columbia University negli Stati Uniti e il Papa non può esprimere le proprie opinioni alla Sapienza....ecc ecc ecc"
A questo punto ho preferito spegnere la televisione.
Sono l'unico che ha trovato questa soluzione la più efficace?
Sono l'unico che avrebbe gradito essere schiaffeggiato per vedere se quello in cui era immerso era un incubo o la nostra simpatica, desolante realtà?
Saluti a televisione ( e scheda elettorale ) spenta

post del 2-01-2008 sul sito "leradici.net"

Salve. L'Italia è (forse) l'unico paese in cui un imprenditore, anzi il "capo" degli imprenditori nell'arco di un periodo logico/grammaticale tira il sasso e nasconde la mano. Cito Montezemolo"In questo paese e’ ormai ora di tornare ad un’etica del lavoro e ad una rivalutazione di quelli che sono i valori giusti e i valori sbagliati": qui viene in mente la tragedia della Thyssenkrupp, tutte le morti bianche ed in generale la preoccupante situazione dei lavoratori in Italia. Un bel sasso da tirare bisogna dire...però...(ancora Montezemolo) "Non e’ possibile che gente che nel passato ha collaborato con i terroristi continui a fare quello che sta facendo ora in Italia senza aver alcun problema": e vai! come al solito in Italia c'è sempre da considerare se la moneta con cui ti stanno pagando sia vera o falsa. Il presidente di Confindustria, che della situazione lavorativa italiana DOVREBBE avere bene il polso che fà? Centra uno dei problemi fondamentali (rispetto del lavoro e sicurezza del lavoratore), ma trova un facile capro espiatorio: è Curcio che fa lavorare senza tutele e senza sicurezza, ovvero senza futuro migliaia di lavoratori in Italia? Da quando Moretti ha un azienda ed una partita iva? Direi che Montezemolo questa volta più che con soldi falsi ci ha pagato direttamente con quelli del Monopoli.In conclusione cito ancora M. "Io, se fossi figlio di quelle vittime del terrorismo, mi sentirei davvero indignato": e per i figli di tutti quei lavoratori morti sul lavoro?Già, ma se c'è da cercare una responsabilità alle morti bianche, è bene cercarle tra le fila dei terroristi. ...Montezemolo...torna a giocare al Mercante in Fiera , che magari li ti ci raccapezzi.

Per un nuovo Luddismo

[da wikipedia--http://it.wikinews.org/wiki/Torino:_incendio_all%27acciaieria_ThyssenKrupp%2C_un_mort
o_e_sei_feriti]-- "Torino, giovedì 6 dicembre 2007". Il bilancio dell'incendio avvenuto questa notte alle acciaierie Thyssen Krupp di Corso Regina è di un morto e nove feriti.
A perdere la vita è stato il 36 enne Antonio Schiavone, di Envie (CN), sposato e padre di 3
figli: 2 bambine di 6 e 4 anni, e di un figlio maschio di appena 2 mesi.
Sono gravi le condizioni di Bruno Santino e Giuseppe De Masi, ricoverati al Maria Vittoria, che
presentano ustioni di terzo grado sul 90% del corpo. Gravi anche Angelo Laurino, ricoverato al
Giovanni Bosco, e Roberto Scola, ricoverato al Cto. Un altro ferito grave è ricoverato al
reparto rianimazione delle Molinette, in stato di coma farmacologico. Un sesto ferito è stato
portato al centro grandi ustionati di Genova. Altri tre operai, invece, sono stati già dimessi.
Secondo le ricostruzioni, una vasca di olio bollente, usato negli ambienti di lavorazione per
il raffreddamento dei laminati, ha preso fuoco, ma mentre il gruppo degli operai, che secondo
fonti sindacali era al lavoro da più di 4 ore rispetto al normale turno lavorativo, cercava di
spegnere le fiamme con gli estintori prima, e con le manichette poi, è stato investito da una
enorme fiammata. Questa si è sprigionata da una tubatura d'olio ad alta pressione, che ha
ceduto e l'olio nebulizzato è uscito prendendo fuoco: esso ha investito gli operai impegnati
nell'estinzione del principio di incendio. La forza delle fiamme, secondo la testimonianza
dell'unico operaio che è riuscito a raggiungere le docce d'emergenza, è cresciuta
improvvisamente ed esse arrivavano come cavalloni, ma di fatti di fuoco e non d'acqua.[1]Subito
il reparto è diventato un inferno. Gli estintori utilizzati sono stati trovati, secondo quanto
riportato da alcuni operai, in parte vuoti. L'impianto è in fase di dismissione, con la
concentrazione a Terni del lavoro relativo all'acciaio. Pare che la manutenzione abbia subito
una riduzione molto consistente, con la riduzione drastica dei tecnici addetti e le operazioni
di mantenimento della sicurezza.[....]"////[comunicato ufficale delle acciaierie thyssenkrupp--http://www.acciaiterni.it/ ] Come noto, nella notte del 6 dicembre scorso, un drammatico incendio è divampato in una delle linee di produzione del laminatoio a freddo dello stabilimento della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino, a seguito del quale hanno tragicamente perso la vita sei colleghi, e altri sono rimasti feriti tra cui uno in modo grave.
ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni è pienamente partecipe del dolore delle famiglie e degli
amici, e consapevole della propria responsabilità umana verso i familiari delle persone colpite
nell’incidente e come già più volte pubblicamente dichiarato, non si sottrarrà dal farsi
pienamente carico di tutte le conseguenze. “Non possiamo cambiare ciò che, purtroppo, è successo, ma possiamo e faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per tentare di mitigare le dolorose conseguenze per i familiari”. ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni ha assicurato il suo supporto umano, medico, psicologico, logistico e finanziario alle famiglie delle vittime. L’azienda si è anche impegnata a sostenere il futuro dei figli delle vittime attraverso la costituzione di un fondo finalizzato a finanziare gli studi. In aggiunta a questo, e anche a seguito delle richieste provenienti da colleghi e semplici cittadini, l’Azienda ha aperto un conto corrente per raccogliere donazioni a sostegno delle vittime del tragico incidente.////[notizia ansa--http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/news_collection/awnplus_ticker/2007-12-22_122139798.html ]."Prodi a funerali vittima Thyssen-Le esequie di Rosario Rodino' alle 11 a Torino"- (ANSA) - TORINO, 22 DIC - Ci sara' anche Prodi al funerale di Rosario Rodino', la sesta vittima del rogo del 6 dicembre alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino. Le esequie vengono celebrate alle 11 dal card.Poletto nella parrocchia Regina della Pace, in corso Giulio Cesare, nella zona nord di Torino. Prodi non aveva potuto partecipare, il 13 dicembre, ai funerali in Duomo dei primi 4 operai morti, Angelo Laurino, Bruno Santino, Roberto Scola, Antonio
Schiavone, ne' il 19 a quelli della quinta vittima, Rocco Marzo.--/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\/\--Ho aspettato qualche tempo per produrre un post su questa sciagura, in modo da avere la mente sgombra da interferenze sentimentali, e quindi evitare toni forcaioli, perchè la tragedia di
Torino impone una riflessione al mondo dei lavoratori (sopratutto quelli subordinati) di
drammatica importanza. Gli eventi occorsi alla krupp infatti, se possono essere facilmente
collocati nella ratio del mondo lavorativo italiano, porgono non di meno la possibilità di
tracciare le linee di un ragionamento globale. Alla domanda "perchè siamo finiti a questo
punto?" dunque,od anche " non si poteva evitare questa tragedia?" e compagnia cantando, si può rilanciare con un altra interessante domanda " perchè l'Italia, uno dei paesi del G8, ha un
mercato del lavoro che si mette direttamente in concorrenza con quello terzomondista, con tutte
le conseguenze che ne derivano, a differenza dei partner europei?": la risposta a mio parere
nasconde la spiegazione e guida la decifrazione di diversi eventi che accadono non solo nel
panorama Italiano. Nella storia del pensiero economico/politico c'è chi sostiene che il
capitalismo è la maggiore espressione di sistema economico, quello che produce maggiore
benessere per il maggior numero di persone possibili: miglior sistema non si può trovare,
quindi a tutti gli effetti siamo di fronte alla "fine della storia"; se però si considera essa
un espressione quasi esclusiva dei mutamenti del sostrato economico, Il buon vecchio Marx era
di un altra opinione, ovvero che il Capitalismo avrebbe creato in se i "germi" capaci di
abbatterlo con una lenta agonia involutiva. Lungi da me dirimere una questione così grande,
posso però iniziare a sciogliere un nodo non molto più piccolo, del quale credo si inizi a
vedere apparire la cima del " capo" . Distinguiamo tra capitalismo come idea metafisica e
capitalismo come evoluzione nella storia. Come possiamo definire questo capitalismo odierno? Da dove nasce? Beh.. diciamo che se è superfluo cercare i natali del C. è invece utile trovare il
punto nelle vicende umane in cui ha assunto i "lineamenti" che tutt'ora porta. E quel punto è
la Seconda Guerra Mondiale.Alla fine di essa il mondo libero ha avuto una nuova locomotiva
trainante, gli USA, paese a quel punto molto più ricco degli altri, con in mano debiti di
guerra con cui intimidire ed il possesso, o comunque il controllo, dei combustiili fossili
della metà "libera" del pianeta. Con l'implosione del sistema politico socialista, finisce
"l'adolescenza" di questo C. e come si sa, il mondo adulto è molto meno rose e fiori di quello
dei giovani...Se da una parte la sconfitta del "nemico",funzione storica che tanto necessita per giustificare l'investimento nella sfera degli armamenti, costringe la sfera capitalista a costruirne altri (ma il Comunismo come nemico rimarrà imbattibile) sempre meno convincenti quindi meno "giustificanti", dall'altra la "globalizzazione" porta uno squilibrio in primis logico: tutto
il mondo ora è unito, tutto il mondo è "occidente". E tutto il mondo pretende di crescere
secondo il modello capitalista. Questo modello però in realtà prevede che ci sia sempre un
soggetto forte che guida la domanda e uno debole che produce l'offerta. La declinazione
pratica di questo assunto secondo i dogmi capitalistici vuole anche che la parte trainante la
domanda sia quella con i capitali e sia comunque piccola, mentre l'altra (molto) più povera e
(molto) più grande. Nella fase "adolescenziale" del C. preservare questo meccanismo era più
semplice, dovendo relazionarsi solo con metà pianeta. Aumentati però gli attori sul
palcoscenico, questo si rivela paurosamente piccolo ed angusto. A questa stortura poi se ne
deve aggiungere un altra di una gravità drammatica e decisiva: con tutti questi attori, la
quantità delle merci aumenta vertiginosamente. Aumentando però si svaluta e perde di valore. A questo punto si innnesca un meccanismo disperato al ribasso in cui dei tre fattori che fanno il
suddetto prodotto -materie prime, manodopera, energia- si arriva a pagare solo l'ultimo: ora
l'energia, l'unico tipo che è stata usato sino adesso nella produzione capitalistica, è
derivata dai combustibili fossili, non riproducibile, unica, quindi soggetta essa stessa alle
leggi di mercato ed alle tensioni di chi vuole appropiarsene, oltre ad essere legata alla
facilità di reperimento (oltre una certa difficoltà di reperibilità i costi di estrazione
divengono tali da invalidarne l'utilizzo). A ciò uniamo pure il fatto che quei paesi che sono
"in via di sviluppo" da una vita, ora stanno arrivando ad una fase ulteriore di questa strada,
ovvero la nascita di un loro proprio mercato interno il quale solo per i numeri si avvia ad
essere il più importante al mondo, cosa che generà automaticamente un ulteriore "turbativa" nei prezzi delle merci. Il nuovo scenario quindi è quello di un C. che, lungi dall'essere l'approdo
finale della storia umana, si rivela debole e disequilibrato, incapace di una omeostasi. In una
situazione tale, un misero 0,5% di petrolio in più richiesto da Cina ed India porta a rialzi
incontrollabili dello stesso (il traguardo dei 100$ a barile è a portata di mano), generando
crescite dei prezzi generalizzati per tutti i carburanti in primis e più in generale per tutti
quei prodotti derivati dalla raffinazione degli idrocarburi, con conseguenti rincari nei
trasporti,nella produzione industriale,nel riscaldamento domestico ed in quasi tutti gli altri
settori del vivere civile, con l'approdo finale ad uno scenario di recessione progressiva ed
ineludibile. E' pacifico quindi che in uno scenario macroeconomico di decadenza, la
microeconomia di ogni singolo paese (pure le strutture sociali e politiche come conseguenza, si
potrebbe quasi azzardare) passa in secondo piano e forse oltre. L'affannoso tentativo di tenere
dei prezzi concorrenziali nelle merci fa si che le industrie del primo mondo, siano tutte o
spostate nel terzo, o in luoghi del pianeta dove esistono "isole" di manodopera dal salario
simile. L'italia è uno di questi paesi, come lo sono Slovenia, Bulgaria Romania ecc ( altri
spazi sono da dedicarsi all'analisi di come i rapporti tra questi paesi fondati da interessi
puramente economici creino attriti e storture sociali negli stessi paesi coinvolti ).
Nonostante sia imbattibile la manodopera orientale in quanto a salari, e che quindi l'approdo
ultimo sia il trasferimento di ogni apparato industriale in quei luoghi, altri piccoli "terzi
mondi" sono dei buoni palliativi temporanei. Il nostro paese per esempio è "l'Africa" per la
Thyssencrupp, che qui può permettersi manodopera molto meno costosa che nel proprio paese di origine, la Germania, e soprattutto con molti meno controlli e sicurezze. Qua il padronato può
mettere in conto di limitare al minimo possibile tutti gli "orpelli" non relativi alla
produzione della merce ( quindi alla generazione di profitto), potendo contare sull'omertà di
un sistema di controlli vacuo se non direttamente colluso, che permette quasi sempre al padrone di scamparla liscia a livello di sanzioni ( sopratuttto a livello penale) in caso di incidenti
anche mortali. A questo proposito la lettera ufficiale del Gruppo Thyessenkrupp soprariportata,
se può essere interpretata come segno di disponibilità e di umanità di quella dirigenza da un
lato, dall'altro può disvelare come semplicemente agli stessi costi meno pagare le conseguenze
di un operaio morto che la ristrutturazione delle linee di produzione secondo le norme di legge
vigenti in materia di sicurezza sul lavoro. Senza illusioni affermo cheil capitalismo degli idrocarburi è alla fine.Nell'arco di questo secolo, se non prima, collasserà su se stesso.Per fare ciò però deve prima arrivare al suo punto di rottura e tale momento lo si avrà quando la quasi totalità della produzione industriale sarà concentrata nei paesi in via di sviluppo, dove i parametri di questo tipo di capitalismo possono esprimersi al massimo: costo dei materiali non rilevante, costo del lavoro non rilevante costo dell'energia rilevante. A questo punto, quando la Cina avrà il maggiore potere industriale il maggior mercato interno al mondo unito al PIL con la crescita più alta, i dati anagrafici migliori ed il tipo di governo più efficente,allora l'equilibrio economico mondiale fondato su una elite detta primomondo che vive in una condizione di ricchezza distante ere geologiche da quella anche dei paesi di seconda fascia dovrà rompersi per forza, visto che da un lato il primo mondo ed il terzo mondo "combaceranno" in un solo panorama economico, con una economia quasi totalmente basata sull'esportazione (ma verso quali mercati?), dall'altro perchè i combustibili fossili a quel punto costeranno tanto da rendere ogni produzione industriale sconveniente.Appare quindi chiaro che nel non troppo lungo tragitto che porta a questo punto di non ritorno i paesi ora ricchi dovranno vedere un progressivo impoverimento che nella competizione economica porterà conseguenze logiche, ovvero l'irrigidimento delle forme di stato democratiche fino a divenire (ritornare?) l'emanazione della volontà del padronato e smantellamento della cultura del lavoro, con annessi diritti e salari, operazione questa già sotto gli occhi di tutti. Quello che rimane della classe operaia (e dei lavoratori/precari in genere) deve prendere atto dell'ineluttabilità di questo meccanismo, ed attuare una controffensiva intelligente, non atta a scongiurare questo fenomeno. E' infatti, sotto
quest'ottica, facile spiegare il perchè della perdita progressiva di forza della C.O. in tutto
il mondo occidentale ed in Italia in particolare a partire dagli anni '80: non si tratta di
scelte errate dei sindacati, di cose od interventi sbagliati da esseri umani, quanto di una
naturale deriva del capitalismo del dopoguerra. I sindacati in questo caso hanno fatto il loro
dovere nel migliore dei modi, cercando di adattare i loro modi operativi al cambiamento del
mercato, divenendo organi sempre più politici e legati alla sfera della comunicazione, quindi
perdendo capacità di difesa dei diritti dei propri iscritti a scapito di una contrattazione dei
salari sempre più lunga e difficile: dove esiste un economia di secondiario in forte crescita è
facile distinguere le categorie sullo scacchiere (sindacati, politici, operai, padroni ecc) e
creare una forza d'urto capace di sedersi in posizione di forza ad un tavolo di trattative,
mentre in un economia in decadenza o stagnante gli "orpelli" dei diritti dei lavoratori, della
sicurezza e della dignità sul lavoro vengono inevitabilmente meno, ed anzi accade che l'unica
posizione dei contendenti di questo ipotetico tavolo che venga ritenuta negoziabile sia proprio
quella dei lavoratori, con conseguente erosione delle conquiste precedenti fin tanto che questi
non abbiano una reazione forte ed unitaria ( posto che l'abbiano).Alla domanda "cosa fare
allora?" la risposta è nella parabola del giunco che si piega al vento senza resistergli, e
sopravvive. Quello che deve essere chiaro è che gli attori moderni di questo mondo del lavoro
diventeranno giocoforza nella quasi totalità dei precari, vedranno i loro diritti calpestati ed
i loro salari decurtati: il capitalismo di guerra non sa vedere oltre il proprio naso quindi
oltre brevi e facili profitti, seguiti da chiusure dei luoghi di produzione e successive
ristrutturazioni sempre più tese a massimizzare nel più breve tempo possibile gli utili, a
discapito di tutti, sopratutto delle vite dei lavoratori. La declinazione che questi ultimi
dovranno dunque fare della parabola del giunco riporta ad una primitiva pratica di lotta
operaile, il luddismo: laddove il lavoratore veda chiari segni di disumanizzazione del lavoro
dovrà semplicemente abbandonarlo, facendo in modo che il padrone abbia la scusa per una
inevitabile ristrutturazione in qualche paese "in via di sviluppo" semplicemente distruggendo o
danneggiando il luogo di lavoro. L'unica maniera che è rimasta al lavoratore per poter
rinascere come tale è cessare di esserlo a condizioni non umane. Questa logica parossistica
finchè si vuole avrà piena concretizzazione in un futuro non troppo lontano, così come la
declinazione a tutto tondo nella sfera del vivere civile. La "disobbedienza" infatti, ben lungi
dall'essere la baracconata vessillo oggi degli snob che popolano i centri sociali, è una delle
più profonde manifestazioni dell'intelligenza dell'essere umano e della cultura civile: cio che
è oggi un fastidio domani sarà un sopruso, cio che non possiamo permetterci di pagare non
dobbiamo pagarlo. A questo proposito l'approccio napoletano a questo modo di fare è il miglior
esempio possibile. In una città in cui anche le più elementari forme di diritti civili stentano
o sono negate ( vedasi il diritto all'igiene ), anche i relativi doveri dovranno essere
sospesi.Il concetto del "regicidio" esiste da prima della nascita del mondo industriale ed è
ancora li a sancire l'ineluttabile superiorità dell'intelletto e di un sano spirito di
sopravvivenza su tutto quel castello sovrastrutturale incernierato su due termini-cardine quali
"dovere" ed "obbedienza" che senza una connotazione forte nel tessuto reale di una società
divengono solo strumenti di sopraffazione. I tratti di "superiorità" nei comportamenti che da
sempre sono stati richiesti alla classe operaia ed i lavoratori in genere per potersi
distinguere in meglio dal padronato e quindi potersi sedere in posizione di "ragione" al
tavolo delle trattative, cela il rovescio della medaglia: se bisogna essere al di sopra, ciò
significa che qualcuno è al di sotto, e sotto un comportamento civile da essere umano, c'è solo
l'inciviltà di chi usa una costante, scientifica, dosata violenza contro i propri lavoratori (
le condizioni di lavoro degli autotrasportatori che hanno scioperato dal 10 al 13 dicembre 2007
valga come esempio, così come i turni a cui erano giocoforza costretti i ragazzi stessi della
Thyssenkrupp). Non una violenza esplicita, naturale, primordiale, bensì una forma di sopruso
meno evidente ma altrettanto letale. E Verso il proprio avversario, se esso è contro il vivere
civile e dignitoso di un essere umano, è lecito non avere nessun tipo di riverenza.Quindi gli operai della Thyssenkrupp di Terni non si sentano in colpa ad invalidare il loro
stesso luogo di abiezione, perchè così facendo non porteranno che beneficio ai loro padroni,
permettendo loro una ricollocazione in paesi dove il secondiaro alle condizioni di lavoro
suddette ha ancora un "senso", accellerando l'arrivo del loro comunque inevitabile
licenziamento, salvandosi la salute e, soprattutto, permettendo al sistema-Italia di
velocizzare il meccanismo di trasformazione da economia mista secondiario/terziario ad
economia di prima fascia totalmente devota ai servizi, permettendone quindi l'inevitabile
collasso e la conseguente rinascita. Si spera migliore.

Gabbo

Domenica 11 novembre,di mattina, è stato ucciso in un autogrill vicino ad Arezzo
Gabriele"gabbo" Sandri.non intendo qui approfondire i fatti con una cronaca minuziosa quanto noiosa: altri lo hanno già fatto prima e meglio di me.Mi interessa subito notare che,visitando lo spazio di gabbo su myspace si scopre un giovane vivace,inserito,con un buon lavoro ed una passione, il DJ, redditizia e che da sicura"popolarità".
Cosa stava facendo gabbo in quell'autogrill? Stava facendo una tappa di sosta nel viaggio
che lo avrebbe portato a seguire inter-lazio,da bravo tifoso laziale,insieme ad alcuni suo
amici.
Una scampagnata insomma.
Eh no. Non proprio.
E qui si inizia ad intorbidire lo stagno, ovvero da subito.Allo stesso grill fanno tappa anche un altra auto di tifosi juventini, diretti a parma per parma-juve.
Baci e abbracci? Non scherziamo.
Sfottò? Si.
Con contorno di rissa, breve ma (pare? Forse?) violenta.
Qua finisce cosa possiamo raccontare con buona speranza di essere nel vero e inizia la
cronaca nera.
Un agente vede tutto e spara. Non sapremo mai il perché di ciò e soprattutto perché uno dei
due colpi, quello mortale, fosse ad altezza d'uomo. L'uomo , anzi il ragazzo era Gabriele
Sandri, che poco dopo muore.
Qua inizia il "commentabile", l'"interessante".
LA partita Inter-Lazio viene sospesa, le atre no, si saprà poi su consiglio del capo della polizia, per evitare che concentrazioni di tifosi in trasferta già partiti (mancavano circa
6 ore all'inizio delle partite) si trovassero senza una meta da raggiungere a fare
dietrofront, magari incrociandosi per la strada e in generale x prevenire scontri di ogni
genere.
Parte così una breve ma efficace operazione di "covering" che ritarda la divulgazione della
notizia dell' incidente mortale a G.S., un ritardo "simbolico" (10 minuti) all'inizio delle
partite di tutte le altre squadre ecc., ed alla fine l'obiettivo è raggiunto: la giornata
calcistica si conclude senza altri incidenti gravi, quindi più o meno bene.
Nel valutare il "più o meno" si scoprono dei "tesori" spaventosi.
Si perchè in quell'intervallo logico che contempla gli incidenti che determinano il "meno",
si delineano delle logiche inquietanti.
Le tifoserie che apparentemente sono in conflitto e tra le quali si creano odii altrimenti"insanabili", alla notizia della morte di uno di "loro" hanno trovato improvvisa
riconciliazione, si sono compattate in maniera granitica dietro ad un immediato "diktat"
politico d'azione terroristica: non fare giocare le partite. Così ecco che l'odio atavico
dei bergamaschi contro i "terùn" svanisce all'istante ed i tifosi del'atalanta riescono, con
la minaccia di invadere il campo e di compiere atti violenti, a fare interrompere la partita
"Atalanta Milan" , e lo stesso succede addirittura in C1 con "Taranto Massese".In serata a Milano cortei comuni di interisti e laziali e sopratuttto a Roma violenza a
piene mani x la strada, con le due tifoserie cittadine, quella romana e quella laziale,
unite, UNITE nello spadroneggiare violentemente per la città con atti di vandalismo che
distruggono soprattutto la sede del Coni e danneggiano un commissariato di polizia.Stessa unità di quasi tutte le tifoserie si trova anche ai funerali di G.S. qualche giorno
dopo.
Se il calcio è stato dato morto per tante volte ma poi è sempre risorto, questa volta la
morte è conclamata e cerebrale, perchè si tratta non solo di decesso del pallone ma anche
della Società-italia, della quale il calcio è un riflesso e sicuramente un polso sincero.Se c'è da chiedersi infatti perchè un gruppo di tifosi di una squadra, di ragazzi "bene" ,
debbano sistematicamente scontrarsi con altri gruppi di tifonsi di qualunque altra squadra
in caso di fortuito "incontro",ed è un mistero inquietante ( e gli incidenti agli autogrill
sono pane di ogni giornata calcistica),questo è tuttavia superato dalla constatazione che le
curve si sono "emancipate" dal giogo del calcio e della politica di campanile, maturando una
coscienza autonoma ed unitaria non riconducibile ad una singola prassi politica, e quindi
difficilmente controllabile. E' infatti impossibile conciliare secondo logica slogan
fascisti (ormai le curve che si considerino attive sono solo di estrema destra, e lo sono
praticamente tutte, in particolare le più importanti) e prassi di guerrirglia tipiche
dell'estremismo di opposto colore, saluti romani e odio ferino contro le istituzioni e
soprattutto contro quelle più "proletarie", carabinieri e polizia, che nella storia italiana
hanno sempre palesato simpatie (se non vere e proprie connivenze, almeno in alcuni periodi
della storia repubblicana) destrorse.
Se in precedenza il caporalato della destra estrema nelle curve può aver fatto comodo a
certi ambienti politici,essi hanno chiaramente perso ogni ruolo di referenti per i tifosi:
una specie di corpo senza "testa", mancanza questa che anzi sembra aver giovato alle
velleità autoritarie dei "curvisti", e che anzi li ha visti per una prima volta forse
ottenere una vittoria ed un pubblico riconoscimento politico proprio grazie ad un uso
coordinato di stampo terroristico della gueriglia urbana.
Di Vittoria si parla perchè anche la sola sospensione di un partita per intemperanze di
una,alla fine, piccola parte del pubblico è una vittoria. E di partite ne sono state ospese
ben quattro, di cui tre della massima serie.
La legititmazione è stata data a posteriori dagli inquirenti, ovvero dallo Stato, che
accusando i teppisti colpevoli delle devastazioni di domenica sera di terrorismo, avalla
indirettamente un (inesistente) scopo politico implicito nelle azioni della sera dell'11
nov. a Roma.
E' lapalissiano che nello sposare la logica esponenziale di "tifoso-teppista-terrorista", si
fanno un ingiustizia ed un danno assieme. L'ingiustizia è fatta verso quei (pochi) figuri
che sono stati arrestati per i fatti della sera di Domenica 11 novembre: chiunque abbia buon
senso vede quei ragazzi per quello che sono, dei teppisti, ovvero una genìa umana per
combattere contro la quale lo Stato si è dotato di leggi e mezzi ampiamente adeguati, ma
sopratuttto "commisurati" alla grandezza del reato commesso. Il danno è recato dalle
Istituzioni a se stesse, che decidendo di avallare l'accusa di terrorismo, ingigantiscono la reale sostanza degli eventi occorsi ( il fatto di avere palesato alcuni meccanismi "para terroristici" nell'organizzarsi non fa dei "curvaioli" dei reali, premeditati eversori) e recano un
ingiustizia verso quei pochi teppisti arrestati, dimostrando incapacità di calcolo soprattutto dell' opportunità, quindi passando immediatamente dalla parte degli aguzzini
agli occhi dell'opinione pubblica e rendendosi inoltre ridicole nel dover "argomentare" la tesi della premeditazione eversiva con spiegazioni farraginose prive di vero fondamento, oltretutto
offensive verso un popolo, quello italiano, che il terrorismo "vero " lo ha vissuto e ne
conosce la vera crudeltà (un colpo alla nuca o una gambizzazione sono ben diverse dal
rompere gli infissi di un edificio).
A ciò si unisca una condotta degli inquirenti, nella persona del Procuratore capo di Arezzo,
anch'essa non limpida, che anzi può essere letta come un tentativo di costruire una tesi
accusatoria atta ad intimidire gli amici del Sandri, i testimoni principali dell'operato
dell'agente Spaccarotella, ovvero di colui che ha sparato il colpo mortale. Così ecco che un
breve scontro di giovani tifosi scellerati diventa un premeditato agguato, con tanto di
ombrelli,coltelli e quant'altro, dei tifosi laziali contro quelli juventini, che quindi
possono essere caricati dell'accusa di "porto d'oggetti atti a offendere «ed eventualmente
lesioni, ma questo lo devo ancora verificare»(citazione testuale del Proc. Di Cicco
dall'articolo riportato a questo link che consiglio caldamente di leggere
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=13087&sez=HOME_SCIENZA ).
Nulla conta che la reale pochezza dello scontro sia stata in primis rivelata da chi nell'autogrill ci lavora, e che ha detto di non aver sentito NULLA, ed anzi il giorno dei funerali di S. si viene a sapere che è stata "individuata" la Mercedes della compagine juventina(ma non c'erano le riprese delle telecamere esterne dell'autogrill? come mai 3 giorni per esaminarle?) , ed ecco che
spunta uno degli occupanti che va a deporre spontaneamente presso la procura di Arezzo,
tanto "spontaneamente" che Lorenzo Contucci, legale di uno dei quattro occupanti dell'auto
in cui è morto Sandri, approposito di un ulteriore altro nuovo testimone juventino ha
dichiarato il 17 nov."''Sono stati bravi a recuperare fantasmi. Vorrei sapere come lo hanno
trovato''ed inoltre "''Il contatto fisico non c'e' stato ,ci sono state un paio di
ombrellate sull'autovettura". "Fra poco troveranno tanti altri testimoni. Le novita' noi
avvocati le apprendiamo dalla stampa. Non mi risulta che il mio assistito sia indagato per
reati diversi dalle tentate lesioni aggravate e nego che potesse avere con se' i coltelli.
Noi attendiamo comunicazioni ufficiali, ma questo e' un processo mediatico''
(http://www.agi.it/firenze/notizie/200711171647-cro-r012394-art.html ).
Il sospetto che da parte degli inquirenti si penda verso una "mediatizzazione" della
vicenda, con l'intento di costruire dei facili "orchi" è sugerito dalla rivelazione, ben
amplificata dal servizio di Sandro Ruotolo per "annozero", che nelle tasche d G.S. sarebbero
stati ritorvati due sassi. Tentativo talmente goffo che ha costretto addirittura Antonio
Manganelli, capo della polizia, a dichiarare che [ Il fatto che Gabriele Sandri avesse o
meno in tasca una pietra ] «non cambia assolutamente le colpe della polizia», ed inoltre
«Quello della pietra, in questo momento mi sembra davvero l’ultimo dei problemi: la morte di
Gabriele Sandri è il frutto di un errore che è stato commesso da un poliziotto e di questo
errore noi ci assumiamo la responsabilità»
(http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200711articoli/27684girata.asp ).
Non ultimo fa riflettere il tentativo delle varie istituzioni, Statali e calcistiche, di
imporre una lettura dei fatti rigorosamente disgiunta daile vicende calcistiche, ripetendo
ossessivamente che quello che era successo al Sandri aveva a che vedere con tutto meno che
col calcio.
Una tesi che si commenta da sola.
In conclusione le Istituzioni da questa vicenda escono con le ossa frantumate, dando
l'impressione di una generale debolezza strutturale allarmante alla quale rispondono con un
inutile inasprimento di quasi tutte le pene in relazione a reati specialmente in campo
penale, cancellando il principio di commisurazione pena-reato e destituendo quindi tali
"punizioni" di ogni senso di giustizia, considerato che le forze in campo per attuare tali
sanzioni sono sempre le stesse, ovvero poche, e quindi per forza di cose ne consegue un
clima sociale da roulette russa, in cui nessuno viene mai "beccato" ma quando succede paga
anche per tutti gli altri con sanzioni "esemplari".
Persa la certezza del diritto, siamo di fronte ad una belva-Stato ferita e messa all'angolo,
che reagisce solo con unghiate mortali tirate a casaccio.Il problema è soltanto schivarle, a quanto pare.

lettera alla FIGC del 11-10-2007

Salve
 
Sono un tifoso laziale. Tifoso ma "a là page", ovvero che segue il calcio come seguirebbe il polo o le olimpiadi, ovvero come un gioco.
Ho letto della dinamica dell'incidente.
Si rende conto che sempllicemente due gruppi di tifosi si sono incrociate ad un autogrill, e se ne sono date di santa ragione?
E nemmeno le due squadre (juventus e lazio) giocano contro questa domenica!!
Si rende conto di che "polso" della situazione del tifo italiano (e non solo forse) da questo evento?
Vuole un altro indizio?
 
questo è il blog di Gabriele Sandri.
Guardi e mi dica se la vita di questo giovane faceva pensare ad un "milieu" tipico di un tifoso violento.
 
Dico tutto ciò perchè vedo che oggi avete solo SOSPESO la partita lazio inter.
Vi pare una misura intelligente?
Ad un occhio smaliziato questa decisione svela la vostra connivenza con quel mondo torbido che è la "curva".
Nel non dare un segnale netto dimostrate solo di essere degli sporchi affaristi che non sanno più il senso della parola SPORT

lettera a "radio24" del 3-11-2007

Salve
Mi chiamo Andrea, sono toscano.
l'altro ieri ho seguito la vicenda dell'omicidio di Tor di Quinto , e mi è sorta una riflessione..forse banale ma anche dolorosamente sincera.
Chi ha seguito la vicenda avrà notato le reazioni del nostro mondo istituzionale: decreti legge immediati e forcaioli, Gianfranco Fini che sul luogo del delitto convoca una conferenza stampa per dare la colpa dell'accaduto al Governo in carica, e conseguenti gazzarre verbali.
Sembra poi fantascienza mettersi a ragionare sul fatto che la comunità rumena è la più grande in Italia, che statisticamente NON commette più reati di altre,che molti sedicenti "rumeni" in realtà si spacciano per tali ma non lo sono,che il rimpatrio forzoso di un cittadino comunitario da un paese all'altro dell'UE è ridicolo, mentre l'unica soluzione è il rafforzamento delle forze di polizia e la messa in atto delle norme già esistenti ecc ecc ecc.
Davvero noi italiani ci meritiamo una classe politica così imbarazzante?

post del 20-10-2007 su "leradiici.net"

Salve

Inizio a pensare che l'unico redattore con tendenze di destra che non gli offuscano le capacità critiche qui sia il Sig. Rao.
Mi spiace essere così diretto e sgradevole Sig.Nuzzi...anzi non mi spiace affatto... ma la storia è sempra la solita.
La logica non si batte.
Senza ipocrisia affermo che per maneggiare un argomento così importante e carico di emotività come gli anni di piombo ci vuole veramente qualcuno con le p...e cubiche.
Forse un santo.
Cito dal post stesso le parole di Curcio:"Bisogna capire perché ci sono state [le Brigate Rosse], indurci a una pacata riflessione sulle dinamiche sociali che l'hanno generato [il terrorismo]".
La verità sta tutta li.
Fa male che una riflessione così efficace e sincera la partorisca per primo e DA SOLO Curcio, che ha sulla coscenza tante vittime del terrorismo stesso, mentre chi redige questo articolo/post è intento ad additare al pubblico ludibrio un "orco" che sa di essere tale e come tale si presenta(che tenti di ridimensionare la grandezza di quanto è "orco" non vuol dire che Curcio non concordi di esserlo).


Mi dica Nuzzi, se lei avesse l'opportunità di intervistare Hitler, la prima domanda che gli farebbe è se prova qualcosa per le vittime dell'olocausto?
Probabilmente si, e legittimamente, intendiamoci.
e se le rispondesse "quale olocausto?" la sua intervista diventerebbe un pamphlet contro il nazismo ed i suoi orrori?
Se non usciremo dalla banalità ipocrita della retorica del dolore e del rifiuto non usciremo mai dagli anni di piombo.
grazie

lettera al sito primariepd.org del 15-10-2007


salve
Mi chiamo Andrea e sono toscano.Ho 30 anni.
L'ultima tornata elettorale ho votato Prodi.
Sono un precario.Tecnicamente sono di sinistra ma ho più cari i principi che gli schieramenti.
Ieri volevo andare a votare per le primarie.Vado al seggio e vedo che dovevo pagare almeno un euro per poterlo fare.
Ho ripreso la mia tessera elettorale e me ne sono tornato in casa.
Vi credete che la gente, di destra o di sinistra che sia, nasca sotto i funghi?
Già vi finanziamo con le nostre tasse, e non riuscite a decurtarvi un tot di stipendio a testa, deputato per deputato, senatore per senatore ecc , fino ad autofinanziare questa "kermesse"?
La raccolta fondi nei paesi civili tipo ad esempio gli USA , che a Veltroni piacciono tanto, viene fatta PRIMA.
Il voto è un DIRITTO: io non pago e poi voto, perchè se devo pagare un ulteriore obolo oltre alle tasse allora si parla di una TRANSAZIONE economica, ovvero ACQUISTO qualcosa e.. mi dispice ..ma io al bar il caffè prima lo bevo., poi lo pago.. e se non mi piace o me lo rifanno o se li sognano gli 80 centesimi.
Come voi vi sognerete il mio voto alle prossime politiche.
Andate a fare esercizio di democrazia dove la gente non ha la cultura per capire se sta venendo fregata o no.

post sul blog di "leradici.net" del 10-10-2007

Salve
 
Rieccoci ancora una volta ad un nuovo atto del teatrino delle responsabilità.Dopo l'atto sul Commissario Calabresi e quello su Adriano Sofri ora L.Telese apre la scena su quello di Barbara Balzerani.
Io, come si intuirà dalla mia acre ironia, trovo questo modo di ragionare assurdo.
Dare delle colpe alla Balzerani è come sparare sulla Croce Rossa, e aspettarsi da essa un seppur minimo senso di colpa è credere a Babbo Natale.
Io che essendo nei trenta ho conosciuto il periodo degli anni di piombo solo per interposta persona o da libri, forse non so tutto, ma di certo non sono vittima come tanti,troppi italiani della politica,  ostaggi di meccanismi ben calibrati e ormai inconsci che portano a ragionare in una certa maniera... e a mettere il voto slla lista di chi questi meccanismi governa sapientemente.
Non sono ostaggio e leggendo l'intervista/libro di Rossana Rossanda a Mario Moretti "brigate rosse-una storia italiana"( ed altro) mi sono fatto un idea del PERCHE', sorpassando la tagliola storica del CHI... e nel leggere, tra un delirio  socio politico e l'altro di Moretti mi sono reso conto di tante analogie con i nostri tempi, ovvero mi sono reso conto che i PERCHE' sono sempre li, che aspettano di venire finalmente seppelliti.
Quelli, che aapartengono a tutti, si che andrebbero ammessi
Anzi, confessati.
Io nel mio piccolo mi siedo sul ciglio della strada e aspetto che le "cose" nello stagno sociale di questo paese maturino. O forse marciscano un altro pò.
Mi siedo e sto a vedere.

post sul blog di "leradici.net" del 9-10-2007 bis

Salve
 
Lei signor Telese mi pare abbia il dente avvelenato con Adriano Sofri. La capisco.. stà antipatico pure a me, ed è perfetto come lo descrive in un altro post di questo blog a livello psicologico.
Però ai suoi tempi Sofri e compagnia bella avevano il coraggio di gridare "il rè è nudo" come oggi neppure Beppe Grillo si sogna.
Cito Molteni "Per chi ha meno di 40 anni questo Paese deve sembrare assai strano".
Questo paese  non mi appare per niente strano,
signor Telese, ho i miei strumenti di analisi e non ho bisogno che lei mi venga a fare il dettato di un epoca con tanto di buoni o cattivi ben in evidenza.
Il suo commento su questo blog alla lettera("LETTERA AD UN GIOVANE APPRENDISTA ASSASSINO")scritta da Sofri per il Foglio da chiaramente ad intendere quale sia la sua caratura di critico storico,
Il sig Nicola Rao autore del bellissimo "la fiamma e la celtica" a tal proposito l'ha rintuzzata  con poche parole e molta obbiettività.
 
ah.. questo articolo vedo che è uscito su "La Padania".
MA và...che sorpresa.

post sul blog di "leradici.net" del 9-10-2007

Salve
 
Oggi martedì 9 ottobre 2007.
In un a fabbrica di armi nel Lazio è avvenuta una esplosione chè l'ha parzialmente distrutta.
Un operaio morto e svariati feriti.
Sempre oggi un tabaccaio nel napoletano è stato ucciso durante una rapina.
A nessuno dei due il Primo ministro Prodi ha rivolto le sentite parole che aveva esternato per la morte qualche giorno fa dell'agente del Sismi D'auria in Afghanistan.
In verità non ha detto proprio nulla.
Eroi e martiri pare siano solo coloro che servono lo stato.
Chissà come.
Lasciate stare Calabresi.Il luogo che gli hanno procurano gli va a pennello.

post sul blog di "leradici.net" del 7_10_2007

Io come al solito, come in altri post in questo blog, vorrei spostare l'attenzione da 30 anni fa ad oggi.
Quanto simao distanti ora da allora?
Quanto è vasto l'esercito dei precari?
Se e quando tale gruppo sociale acquisterà coscenza di se stesso ed inizierà a maturare in maniera autonoma?
A quel punto avrà come solo referente "emerso" un giullare come Beppe Grillo?
Si creerà un autocultura autonoma (autonoma  AUTONOMIA...vi dice nulla questa parola?) al di fuori di quella "ufficiale"?
Quanto ci metterà a generare frange no al di fuori ma "contro"?
 
Mi fermo qui, con un ultima riflessione.
Ieri leggo lo strillone fuori da un giornalaio "morto 39enne operaio travolto da un trattore".
A quanti saremo con quest'ultimo? boh.. ho perso il conto.Di questo decesso si mettono in evidenza da subito i lati shock, il corpo straziato ecc.
Bel servizio di "nera".
Sono sicuro che su di lui non verrà scritto nessun libro ne Prodi di lui dirà "abbiamo perso un figlio della patria" come più o meno ha detto dell'ultimo militare morto in missione all'estero.
La morte di un operaio pare pesi meno di quella di un militare o di un agente di polizia(Antonio Custra è un valido esempio),da meno da parlare e da riflettere.
Però un operaio non mette i conto di rischiare la vita come lavoro, o forse dovrebbe?
 

post sul blog di "leradici.net" del 27/09/2007

Salve
intanto voglio complimentarmi con l'intervento da "blogghista" del signor Rao (bellissimo il suo "la fiamma e la celtica") e pure del Signor Ferrandi.
Appunto la conclusione dell'intervento di quest'ultimo è illuminante "Ma non vedete che viviamo tutti con un coltello puntato alla gola?".
Siamo "vittime" tutti, della politica, in Italia.
Io l'ho capito come in un "illuminazione", quando il destino mi ha messo sotto il naso un esempio pratico di come degli ideali di destra estrema avessero offuscato le capacità riflessive di una persona altrimenti ottima, permettendogli di vivere una vita idiota senza accorgersene, col sorriso.
A quel punto ho visto gli stessi annebbiamenti sull'altra sponda, quella di sinistra.E su quella di centro, di alto di basso, di diagonale...con beneficiari chi queste infervorazioni alimenta a scopi "elettorali"(leggasi di poltrona).
La complessità estrema del tessuto sociale di una nazione allora strattonata da un lato dalla Nato e dagli USA e dall'altro dall'Unione Sovietica, sommato alla diversificazione estrema del tessuto umano del belpaese ha generato miriadi di schegge impazzite,e gli eventi che tutti conosciamo.
Il problema è fare un analisi FREDDA.
Il problema è USCIRNE.
Io sono un giovane, ovviamente iper precario, che vede nella propria situazione, in questo momento storico , ed in quello che precedette gli anni di piombo tante analogie.
Io credo di vedere, e sono molto preoccupato, perchè noto che ancora ci facciamo fregare anche solo semplicemente dal "temperamento" latino, e continuiamo a dissotterrare cadaveri che tanto con una corona in più o in meno sempre defunti restano, cercando di tirare la verità da una parte o dall'altra, credendo di trovare la giustizia in una sentenza di tribunale.
Vorrei ricordare al Sig, Telese che questo è il paese del Vajont, dove un presidente del consiglio all'indomani della tragedia arriva sui resti di Longarone a promettere giustizia, e poco dopo va a difendere i dirigenti della SADE.
Sopra certi livelli la giustizia la fa solo il buon Dio nei suoi pascoli.
La verità però può essere accertata.Una verità pasoliniana però, che lavora senza illusioni e con l'intelligenza.
Senza illusioni vuol dire che di martiri ce ne sono veramente pochi nella storia dell'uomo, e che molto molto spesso le cose accadono con un rapporto di causa-effetto.
Io cerco di essere sincero, e con sincerità, esenza tanti infiorettamenti le dico Sig. Telese che umanamente non sono dispiaciuto per la morte di Calabresi.
Ne, per fare un esempio, per i militari morti a Nassirija.Sono sicuramente stati coinvolti, a mio modesto parere, in un gioco sporco molto più grande di loro,ma erano li e lo sappiamo tutti, ma proprio TUTTI, non per smisurato senso del dovere, ne per gran curiosità di posti esotici, ma quasi solo ed esclusivamente perchè un carabiniere prende uno stipendio relativamente basso, ed una missione all'estero invece paga moltissimo.
Una volta avrei aggiunto anche che se invece della carriera militare intraprendevano quella di panettiere o, che ne so, di calafato, forse erano ancora qui.
O forse no. Forse come tanti lavoratori sottopagati ed in ambienti di lavoro assurdi, sarebbero morti, senza che nessuno li chiamasse eroi o martiri, ma come fessi, sotterrati presto ed in fretta.Ed in silenzio.
E le loro di famiglie? Che si arrangiassero...
Perchè da Calabresi siamo arrivati a parlare di ipotetici operai morti? Perchè anche io come vede non sono immune dalla "veracità" italica.Come vede per l'ennesima volta ho dovuto disseppellire dei morti anche io.
Spero non arrivi il giorno che, senza nemmeno aver finito con quegli degli anni di piombo, si debba iniziare a sotterrarne di nuovi.