Caro Presidente
Salve
Sono un umile lavoratore stagionale toscano. La stagione di cui parlo è ovviamente quella estiva.Perchè le scrivo questa missiva elettronica?Beh, se intanto le indico in quale località lavoro, già i conti dovrebbero iniziare a tornare: Forte dei Marmi.Credo che il "curriculum" di questa ridente cittadina non sia da menzionare. Ormai il Forte è un "brand".Ecco, arivo velocemente al punto.D'estate, regolarmente, senza tema di smentita, questo scorcio di litorale si riempie di ogni sorta di turisti; la maggior parte di essi, quasi la assoluta maggioranza ( non è blasfemo ipotizzare una percentuale del 70% sul totale dei vacanzieri), sono suoi corregionali...o per semplificare, quantomeno "padani".La mia richiesta, umilmente formulata e senza obbligo di replica, è che lei col suo indubbio potere e carisma, faccia opera di dissausione; la prego questo inverno di pubblicizzare i bellissimi alpeggi piemontesi, le dolomiti, le bellissime città d'arte del sttentrione, i ridenti lidi romagnoli...o tutto quello che di bello offre la porzione di territorio al di là del Pò.La prego inoltre di dissuadere la sua popolazione a uscire dai confini padani e scendere in Italia.Ed anzi, la scongiuro di fare controinformazione ed evidenziare od inventarsi difetti: la boria toscana, la sciatteria marchigiana, la malafede campana... e chi più ne ha... Si inventi di tutto, pure disservizi dove magari neppure esistono i relativi servizi.Quale gioia per un "nativo" toscano come me sarebbe quella di vedere vendere le case di proprietà "padana" e liberare quindi dalla vostra presenza l'Italia, o almeno la mia parte di essa, i miei posti, fosse anche solo parzialmente.Si, avremo dei contraccolpi durissimi e si, siamo noi che abbiamo bisogno di voi, dei vostri "danè", non il contrario.Tutto vero.Ciò nonostante preferisco avere una doppia razione di russi e slavi in genere, che non capiscono una parola di italiano e due di inglese, piuttosto che avere anche un solo padano sui monti e le spiaggie della mia nazione.Preferisco mangiare la polvere che addentare il vostro pane.Spero di non averla tediata troppo, e altresì spero che terrà di conto le mie richieste
Rispettosamente, un italiano.
Cadute nell'abisso, ispirazione e litri di Blues // Falls without rises, ispiration and gallons of Blues
leggi del disincanto #2
regole del disincanto
assioma 2- Brutto vuole bello -
Lungi da me esporre esempi di una semplicità e di una chiarezza disarmante, ma che potrebbero non poco offendere i personaggi in essi coinvolti, principierò con delle considerazioni di carattere generale e non troppo legate tra loro. E forse ci continuerò pure.
La bellezza, non essendo un concetto univoco ed anzi essendo essa estremamente legata alle variabili ambientali e temporali, si comporta proprio come una merce: ciò che è detto, ritenuto, dichiarato bello...si vende sempre.
Ovvio che le suddette variabili non sono di natura caotica o randomica, o, se anche lo fossero, quanto meno hanno degli "attrattori" che permettono di coagulare i gusti, quindi anche di creare una domanda ben strutturata, "fruttuosa", e distinguere, quindi, fare la "classifica" di "gradimento" tra le varie bellezze; ecco così che un ottimo Coltrane d'annata si vende poco, costa (relativamente) poco e si scarica (poco anche in questo caso) dalla rete, mentre il calendario di questa tizia piuttosto che di quell'altra va a ruba . Fare confronti tra la fica ed il sax non è molto ortodosso, ma, visto che ambedue vengono "venduti" in edicola, nel mondo che io ritengo normale ed in cui mi piacerebbe snobbescamente vivere, il tizio x che passi sotto la tettoia di una buona edicola fornita tutta vetri non troppo puliti e scaffali verde garden, con qualche lira di troppo in tasca, che occhieggia distratto finchè non vede dietro un vetro ascentions incellophanato in un a4 e dirimpetto l'ennesima scosciata della Moric, dovrebbe godersi le foto abilmente elaborate e l'erezione che ne consegue girandosi l'ammiccante mensile di turno tra le mani -di solito le foto tirate li a mò di amo non si limitano alla copertina, parola di esperto- , ma, quando si fosse spenta la fugace fantasia del solito amplesso punitivo, la scelta cadrebbe sul Coltrane impacchettato.
Alla fine un monitor 17'' basta per visualizzare la fica in maniera soddisfacente no?
No.
E' un MP3 che semmai basta -e avanza- per ascoltarsi un palloso jazzista. O chiunque altro. Vuoi mettere un bell'A3 o un formato grande da mettersi davanti ai lombi e da centrare?? Ma scherziamo??
Si, ad onor del vero sto scherzando: difficilmente la Moric e le sue colleghe avranno dirimpetto niente di diverso da guide tv, pruriginosi settimanali o direttamente del porno.
Ecco spiegato perchè le veline e le loro epigone fanno vacanze da sogno e vite di raso, mentre per svangarla con una musica che non sia men che banale bisogna avere un bel faccino, la voce d'angelo, i modi di un pretino di provincia e suonare acustico al piano brevi melodie delicate. Ovviamente una storia di studi intensi, genio, impegno un pizzico di faccia tosta e tanta, tanta tenacia: Dio, che bello! Il figlio che ogni madre vorrebbe ed il sogno di ogni suocera. Stupenda un intervista a questo "santo" (ovviamente elido il nome) in qualche programma per giovinastri: domande tragiche fatte da una "maturona" truccata con l'aerografo che non sà più distinguere tra un cazzo, un braccio ed un gambo di tavolino.
"Ok Andrea, ho capito, ma, senza farla tanto lunga, basta che tu non compri nessun calendario naked, così la smetti di dare soldi a queste tipe ed alimentare un mercato che aborri".
Eccolo, finalmente, il punto!
Se queste tipe (e questi tipi) vivono alla grande,o comunque vivono della loro estetica, è perchè qualcuno la compra. Costoro non hanno nessuna colpa, fanno di un dono il loro sostentamento tale e quale a un pittore che faccia ritratti a carboncino; ed anzi, non possono totalizzare più introiti e devono limitarsi nello sfruttare le loro effimere risorse, unicamente per non urtare la sensibilità della curia, che chiude bonariamente un occhio e quasi due a volte, ma solo se la cappa di strane ipocrite regole non scritte, chiamata "decoro", viene rispettata. O se chi non la rispetta ha il potere per zittire la C.E.I. nel mentre che ricuce lo "strappo" ( Montezemolo preso nudo sulla tolda del suo yacht è un buon esempio).
Ma tutto questo sarebbe, ed è, noiosa botanica, macroeconomia dell'estetica di consumo.
La banalità finisce, o quantomeno, spero, si riduce, se dal macro passiamo al micro.
Come influisce questo insieme di regole, questo ambiente sulle nostre vite, sulla costruzione dei nostri rapporti interpersonali?
Intanto, statuiamo che influisce. Anche il più grande Nietzche del 2000 vive in questa epoca, e quando esce di casa vede schiere di ragazzine con pantaloni che coprono solo sino alle ginocchia e perizomi fucsia che ridono dei suoi baffoni impomatati. O forse non ridono affatto, ed anzi gradiscono la stravaganza... e di colpo il nostro filosofo si trova un numero di cellulare in mano, un paio di occhietti pieni di sottintesi addosso, seduto sul treno che porta a breve giro di posta verso il sesso orale- ma questa è un altra storia...
Viviamo in questo mondo e ne assorbiamo i modi ed essi cambiano noi molto più di quanto noi non si faccia con loro. La vecchietta 70enne passa dallo scappare bambina dalle bombe alleate all'imparare l'uso del cellulare. Lo odia, non ne capisce che i rudimenti, ne ha sempre fatto a meno, è una spesa inutile ma MA...deve averlo. Cel'hanno tutti, fa parte nella vita di tutti, è diventato indispensabile perchè è comodo e così figlio e nuora sono a distanza di una telefonata.
il "pensiero unico" di cui tanto si teorizza l'esistenza ed i termini, altro non è che un misto micidiale ed opprimente di banalità e conformismo. Qui cadiamo tutti o quasi, e comunque con esso dobbiamo interfacciarci, volenti o nolenti, pena l'isolamento.
Il problema, è che, a mio modesto parere, questi due agenti di trasformazione sopraindicati hanno un deleterio effetto sulla sensibilità del singolo al bello: visto che la bellezza è un opinione un concetto e visto che è anche free ed opensource, è complesso, solo parzialmente user friendly e quindi fatalmente soggetto ad ogni possibile tipo di attrattori, tra i quali svettano quasi solitari il gatto conformismo e la volpe banalità (torna come persona ma gli accostamenti risultano più felici se incrociati). Ecco che assieme al pensiero unico viene rilasciato un concetto di bellezza in licenza gratuita ma che non possiamo in nessun modo modificare, e sul quale abbiamo un influsso minimo, ovvero solo quello di consumer: se mi va bene, bene, altrimenti mi attacco.
Sarebbe come a dire che la bellezza "più bella" ed il luogo migliore dove discuterne è FreeBsd: efficiente, elegante, e, dove non lo fosse, si ha la possibilità di modificarlo a nostro piacimento -basta imparare a farlo-, mentre il 90% del mondo vive nell'universo windows: semplicissimo, quasi banale, abbastanza elegante, sufficientemente efficiente. Ma precotto.
Se voglio una modifica nel mondo unix semplicemente me la faccio, e\o chiedo delucidazioni al mondo degli sviluppatori\utenti. Se voglio una modifica nel mondo windows devo fare Gates di cognome. O commettere un reato di contraffazione.
Fuori dalla metafora informatica, è pacifico che, se il nostro "spettro" di assorbimento del bello si riduce, ne rimane solo la parte più facile da percepire, ovvero 90-60-90, l'addominale scolpito, l'occhio azzurro e gli zigomi levigati...o quello che ci viene dettato come bello dall' "establishment", grazie al bombardamento pubblicitario che non fa altro che abusare della porzione di spettro rimasta, riducendola ulteriormente.
E' curioso e tragico allo stesso tempo vedere come l'opera degli "attrattori" porti tutti, tutti i giovani senza distinzione di sesso ad abbigliarsi alla stessa maniera: quello che era definito casual è ora frainteso con una cosmogonia di piccoli stili (hip hop, house, techno, leather ecc ) che si vorrebbero nuovi e freschi e che invece portano ad un omologazione disarmante.
Il marketing (geniale, bisogna ammetterlo) di queste aziende ha oramai coperto l'intero mercato dell'apparire, ma, lungi dall'ammorbarlo, deprimerlo e quindi creare una risposta che genera un cambiamento, grazie al "regime" di pensiero unico esse hanno creato un brand di ferro, inattaccabile e che anzi, proprio perchè brand, può dettare le sue regole.
Perchè mettersi una scarpa A, quando la nostra [ vedasi marca qualsiasi ] è li a poco prezzo? Esistono i saldi ed addirittura abbiamo inventato gli Outlet per farti permettere di vestirti a prezzi bassissimi, quasi da furto.
Se non vuoi metterti quello che ti propongono fior fior di stilisti è una tua scelta precisa e consapevole. Se non sei con noi sei fuori, esclusa/o.
Per verificare la potenza di questi comandamenti basta vedere quante tipe che davvero non possono permetterselo si mettono jeans attillatissimi e a vita bassa, proprio come le altre. Come tutti gli altri.
Facile arrivare a concludere che, in un insieme omologativo, tutte\i vogliono tutte\i il più "bello" di quell'insieme (il difficile, dall'esterno,semmai, è notare delle differenze).
Ancora più interessante, direi divertente, o meglio direi degradante, è vedere come chi, per indole, per timidezza, per esperienza (traumatizzante), per insicurezza o quant'altro, si chiama fuori dal brand. Chi si toglie da sotto le grandi ali rassicuranti del conformismo si ritrova in una dura terra di nessuno, popolata di suoi simili che, troppo spesso putroppo, sono stati spinti ad una tale diaspora loro malgrado. Non raccontiamocela: ci vuole fegato, o incoscienza per vestirsi in una certa maniera pur essendo una culona, e non tutte cel'hanno: eh si, come quello che cel'ha piccino e piccino se lo tiene, così la bimba che già in età preadolescenziale ha la cellulite...senza qualche miracolo in età puberale, dovrà portarsi addosso qualcosa giudicato non troppo dissimile dalla gobba di Quasimodo. Con la differenza che costui, essendo uomo, può sempre spacciarsi per "un tipo"....
Il peso di un giudizio negativo veritiero ma rude, frettoloso, non si scrolla ammantandosi di una qualche tipo di cultura e dicendosi così di avere fatto il primo passo per reagire: se così fosse saremmo nel paese dell'Eldorado, dove chiunque vive bene.. basta che abbia voglia di cercare. Si vive invece in un sistema in cui ad una metà di integrati, si contrappone una metà di apocalittici, che nel 90% dei casi lo sono loro malgrado e, anche se non hanno il coraggio di ammetterlo, sono a tutti gli effetti degli scartati (ovviamente dalla prima categoria) per inadeguatezza o quant'altro e da tali, ovvero da scartati, si comportano, palesando un atteggiamento facilmente aggressivo, sempre sulla difensiva, sospettoso al limite del paranoico, quasi fossero dei soldatini con un moschettone incepposo sempre in prima linea.
La cosa divertente da notare che essi non sono realmente degli scarti, altrimenti ogni Oscar Pistorius si dovrebbe suicidare, bensì si sentono tali e interiormente sono d'accordo con la loro bocciatura, perchè, nel profondo, essi vorrebbero essere come gli altri (integrati), condividendone il modus vivendi e la weltanschauung. Il riconoscere il sistema "integrazionista" come l'unico valido e non come uno dei tanti, lungi dal portare ad una nuova consapevolezza tramite una riflessione lunga, dolorosa, ma liberatoria, dona solo recriminazione ed abiezione. In primis, e spesso senza un secundis, da se stessi verso se stessi: una perfetta sindrome di Stoccolma.
Pacifico quindi che in una situazione di tal fatta, le capacità di autovalutazione, ma mi verrebbe da dire semplicemente l'onestà, è gravemente compromessa, quindi, ogni Quasimodo\a, che abbia avuto la fortuna o no di accorgersi della propria deformità, punta indefessamente ad Angelina Jolie\Brad Pitt...a volte con più tenacia degli stessi integrati: nessuno scarto vuole uno scarto, nessuno vuole avere davanti un\a fallito\a che gli ricordi il proprio personale fallimento. Ecco quindi che, nella discarica degli esclusi non si vede come nei film accendere fuochi e ritrovarsi attorno ad un bidone ( io accendere un fuoco?? sforzarmi e sporcarmi, così poi Brad quando verrà a prendermi-perchè verrà, oh se verrà, brutti invidiosi- non mi troverà in tutto il mio splendore. Sforzarmi e sporcarmi per chi poi? per vedere delle brutte facce attorno al mio fuoco?? Braddd, Braaddd, mio principe azzurro, ti prego vieni presto, non ce la faccio più a resistere in mezzo a questi meschini buzzurri! ), bensì si vive come tante piccole "M.me Bovary" nell'astio e nella recriminazione, in un continuo homo homini lupus, generato dall'illusione della prossima salvezza portata dal principe integrato di turno e alimentato dal disgusto della vicinanza reciproca.
Così si passano gli anni pensando alle magnifiche sorti e progressive che ci aspettano, puntando il "bello" o la "bella" di turno sempre da lontanissimo, sicuri che la forza della nostra attrattiva sia irresistibile e scavalchi banalità come le presentazioni, la frequentazione ed altre pitocchierie simili...ed invecchiando, sempre più convinti dell'ineluttabilità del proprio futuro successo e sempre un passo più distanti dal palco dove si susseguono i nostri futuri "amanti", costruendosi attorno niente se non conoscenze, amicizie che sono null'altro che vaghe frequentazioni, buone per ingannare l'attesa del nostro trionfo, aborrendo come peste qualunque legame con i propri simili che sia diverso da un uscita o un aperitivo: senza impegno e quando va bene a noi.
Ovviamente questa regola generalissima si coniuga meglio o peggio a seconda della concreta realtà sottostante: così la tipa lambda, quasi vergine nella propria cittadina, trova nel cambio di posto e magari nelle dimensioni maggiori di una metropoli un gradimento insperato, ovvero da scarto diviene tipo- ed i tipi, si sa, hanno un loro bel gradimento...
Si miei cari, meschini lettori: in questa tragica, astiosa landa brulla e disadorna i rapporti interpersonali sono all'insegna della vaghezza e della pura superficialità che come un rampicante mirabilmente cresce nutrendosi di indifferenza e si espande senza paura di essere contrastato. Poi quando l'ormone urge e la luce emanata naturalmente dal principe azzurro ci fa accorgere che quello scarto che abbiamo di fronte tanto scarto non è...ecco che nascono le più tragiche ed impacciate storie di corteggiamento tra inferiori, tutte mezze parole, mezzi sguardi, mezzi saluti, frasi e confessioni fatte a terzi che arrivano di bocca in bocca trasformate in barzellette spassose, sempre incapaci di rompere il ghiaccio e (quasi) sempre destinate ad un imbarazzato naufragio.
Ancora più divertenti (ma da affrontarsi separatamente) sono le storie degli accoppiamenti tra scarti, o meglio ancora quelle mitologiche tra scarti e principi azzurri; si cari lettori, perchè ogni tanto anche le principesse e le fate turchine si ubriacano e dimentiche della bacchetta magica si introduco nelle interiora direttamente i rospi, che festeggiano come se avessero fatto 52 al totocalcio.
Vorrei tanto lasciarvi con un lieto fine cari sorcini, ma un lieto fine vuol dire tornare a vestire casual sapendo cosa voglia dire casual: casuale; aprire quindi un armadio e mettersi quasi quello che capita, non disdegnare la felpa grigia e non pensare che si ha un guardaroba demodè perchè l'arancione è il nuovo nero. Salutare chi si ha voglia di salutare senza calcoli, guardare quella col culo scolpito e anche quella che proprio scolpito non lo ha. Andar girando in città senza essere fermati per colpa della pelle troppo scura, delle vesti troppo povere e della mountain bike troppo sgarrupata da agenti in borghese. Con la Lacoste.
assioma 2- Brutto vuole bello -
Lungi da me esporre esempi di una semplicità e di una chiarezza disarmante, ma che potrebbero non poco offendere i personaggi in essi coinvolti, principierò con delle considerazioni di carattere generale e non troppo legate tra loro. E forse ci continuerò pure.
La bellezza, non essendo un concetto univoco ed anzi essendo essa estremamente legata alle variabili ambientali e temporali, si comporta proprio come una merce: ciò che è detto, ritenuto, dichiarato bello...si vende sempre.
Ovvio che le suddette variabili non sono di natura caotica o randomica, o, se anche lo fossero, quanto meno hanno degli "attrattori" che permettono di coagulare i gusti, quindi anche di creare una domanda ben strutturata, "fruttuosa", e distinguere, quindi, fare la "classifica" di "gradimento" tra le varie bellezze; ecco così che un ottimo Coltrane d'annata si vende poco, costa (relativamente) poco e si scarica (poco anche in questo caso) dalla rete, mentre il calendario di questa tizia piuttosto che di quell'altra va a ruba . Fare confronti tra la fica ed il sax non è molto ortodosso, ma, visto che ambedue vengono "venduti" in edicola, nel mondo che io ritengo normale ed in cui mi piacerebbe snobbescamente vivere, il tizio x che passi sotto la tettoia di una buona edicola fornita tutta vetri non troppo puliti e scaffali verde garden, con qualche lira di troppo in tasca, che occhieggia distratto finchè non vede dietro un vetro ascentions incellophanato in un a4 e dirimpetto l'ennesima scosciata della Moric, dovrebbe godersi le foto abilmente elaborate e l'erezione che ne consegue girandosi l'ammiccante mensile di turno tra le mani -di solito le foto tirate li a mò di amo non si limitano alla copertina, parola di esperto- , ma, quando si fosse spenta la fugace fantasia del solito amplesso punitivo, la scelta cadrebbe sul Coltrane impacchettato.
Alla fine un monitor 17'' basta per visualizzare la fica in maniera soddisfacente no?
No.
E' un MP3 che semmai basta -e avanza- per ascoltarsi un palloso jazzista. O chiunque altro. Vuoi mettere un bell'A3 o un formato grande da mettersi davanti ai lombi e da centrare?? Ma scherziamo??
Si, ad onor del vero sto scherzando: difficilmente la Moric e le sue colleghe avranno dirimpetto niente di diverso da guide tv, pruriginosi settimanali o direttamente del porno.
Ecco spiegato perchè le veline e le loro epigone fanno vacanze da sogno e vite di raso, mentre per svangarla con una musica che non sia men che banale bisogna avere un bel faccino, la voce d'angelo, i modi di un pretino di provincia e suonare acustico al piano brevi melodie delicate. Ovviamente una storia di studi intensi, genio, impegno un pizzico di faccia tosta e tanta, tanta tenacia: Dio, che bello! Il figlio che ogni madre vorrebbe ed il sogno di ogni suocera. Stupenda un intervista a questo "santo" (ovviamente elido il nome) in qualche programma per giovinastri: domande tragiche fatte da una "maturona" truccata con l'aerografo che non sà più distinguere tra un cazzo, un braccio ed un gambo di tavolino.
"Ok Andrea, ho capito, ma, senza farla tanto lunga, basta che tu non compri nessun calendario naked, così la smetti di dare soldi a queste tipe ed alimentare un mercato che aborri".
Eccolo, finalmente, il punto!
Se queste tipe (e questi tipi) vivono alla grande,o comunque vivono della loro estetica, è perchè qualcuno la compra. Costoro non hanno nessuna colpa, fanno di un dono il loro sostentamento tale e quale a un pittore che faccia ritratti a carboncino; ed anzi, non possono totalizzare più introiti e devono limitarsi nello sfruttare le loro effimere risorse, unicamente per non urtare la sensibilità della curia, che chiude bonariamente un occhio e quasi due a volte, ma solo se la cappa di strane ipocrite regole non scritte, chiamata "decoro", viene rispettata. O se chi non la rispetta ha il potere per zittire la C.E.I. nel mentre che ricuce lo "strappo" ( Montezemolo preso nudo sulla tolda del suo yacht è un buon esempio).
Ma tutto questo sarebbe, ed è, noiosa botanica, macroeconomia dell'estetica di consumo.
La banalità finisce, o quantomeno, spero, si riduce, se dal macro passiamo al micro.
Come influisce questo insieme di regole, questo ambiente sulle nostre vite, sulla costruzione dei nostri rapporti interpersonali?
Intanto, statuiamo che influisce. Anche il più grande Nietzche del 2000 vive in questa epoca, e quando esce di casa vede schiere di ragazzine con pantaloni che coprono solo sino alle ginocchia e perizomi fucsia che ridono dei suoi baffoni impomatati. O forse non ridono affatto, ed anzi gradiscono la stravaganza... e di colpo il nostro filosofo si trova un numero di cellulare in mano, un paio di occhietti pieni di sottintesi addosso, seduto sul treno che porta a breve giro di posta verso il sesso orale- ma questa è un altra storia...
Viviamo in questo mondo e ne assorbiamo i modi ed essi cambiano noi molto più di quanto noi non si faccia con loro. La vecchietta 70enne passa dallo scappare bambina dalle bombe alleate all'imparare l'uso del cellulare. Lo odia, non ne capisce che i rudimenti, ne ha sempre fatto a meno, è una spesa inutile ma MA...deve averlo. Cel'hanno tutti, fa parte nella vita di tutti, è diventato indispensabile perchè è comodo e così figlio e nuora sono a distanza di una telefonata.
il "pensiero unico" di cui tanto si teorizza l'esistenza ed i termini, altro non è che un misto micidiale ed opprimente di banalità e conformismo. Qui cadiamo tutti o quasi, e comunque con esso dobbiamo interfacciarci, volenti o nolenti, pena l'isolamento.
Il problema, è che, a mio modesto parere, questi due agenti di trasformazione sopraindicati hanno un deleterio effetto sulla sensibilità del singolo al bello: visto che la bellezza è un opinione un concetto e visto che è anche free ed opensource, è complesso, solo parzialmente user friendly e quindi fatalmente soggetto ad ogni possibile tipo di attrattori, tra i quali svettano quasi solitari il gatto conformismo e la volpe banalità (torna come persona ma gli accostamenti risultano più felici se incrociati). Ecco che assieme al pensiero unico viene rilasciato un concetto di bellezza in licenza gratuita ma che non possiamo in nessun modo modificare, e sul quale abbiamo un influsso minimo, ovvero solo quello di consumer: se mi va bene, bene, altrimenti mi attacco.
Sarebbe come a dire che la bellezza "più bella" ed il luogo migliore dove discuterne è FreeBsd: efficiente, elegante, e, dove non lo fosse, si ha la possibilità di modificarlo a nostro piacimento -basta imparare a farlo-, mentre il 90% del mondo vive nell'universo windows: semplicissimo, quasi banale, abbastanza elegante, sufficientemente efficiente. Ma precotto.
Se voglio una modifica nel mondo unix semplicemente me la faccio, e\o chiedo delucidazioni al mondo degli sviluppatori\utenti. Se voglio una modifica nel mondo windows devo fare Gates di cognome. O commettere un reato di contraffazione.
Fuori dalla metafora informatica, è pacifico che, se il nostro "spettro" di assorbimento del bello si riduce, ne rimane solo la parte più facile da percepire, ovvero 90-60-90, l'addominale scolpito, l'occhio azzurro e gli zigomi levigati...o quello che ci viene dettato come bello dall' "establishment", grazie al bombardamento pubblicitario che non fa altro che abusare della porzione di spettro rimasta, riducendola ulteriormente.
E' curioso e tragico allo stesso tempo vedere come l'opera degli "attrattori" porti tutti, tutti i giovani senza distinzione di sesso ad abbigliarsi alla stessa maniera: quello che era definito casual è ora frainteso con una cosmogonia di piccoli stili (hip hop, house, techno, leather ecc ) che si vorrebbero nuovi e freschi e che invece portano ad un omologazione disarmante.
Il marketing (geniale, bisogna ammetterlo) di queste aziende ha oramai coperto l'intero mercato dell'apparire, ma, lungi dall'ammorbarlo, deprimerlo e quindi creare una risposta che genera un cambiamento, grazie al "regime" di pensiero unico esse hanno creato un brand di ferro, inattaccabile e che anzi, proprio perchè brand, può dettare le sue regole.
Perchè mettersi una scarpa A, quando la nostra [ vedasi marca qualsiasi ] è li a poco prezzo? Esistono i saldi ed addirittura abbiamo inventato gli Outlet per farti permettere di vestirti a prezzi bassissimi, quasi da furto.
Se non vuoi metterti quello che ti propongono fior fior di stilisti è una tua scelta precisa e consapevole. Se non sei con noi sei fuori, esclusa/o.
Per verificare la potenza di questi comandamenti basta vedere quante tipe che davvero non possono permetterselo si mettono jeans attillatissimi e a vita bassa, proprio come le altre. Come tutti gli altri.
Facile arrivare a concludere che, in un insieme omologativo, tutte\i vogliono tutte\i il più "bello" di quell'insieme (il difficile, dall'esterno,semmai, è notare delle differenze).
Ancora più interessante, direi divertente, o meglio direi degradante, è vedere come chi, per indole, per timidezza, per esperienza (traumatizzante), per insicurezza o quant'altro, si chiama fuori dal brand. Chi si toglie da sotto le grandi ali rassicuranti del conformismo si ritrova in una dura terra di nessuno, popolata di suoi simili che, troppo spesso putroppo, sono stati spinti ad una tale diaspora loro malgrado. Non raccontiamocela: ci vuole fegato, o incoscienza per vestirsi in una certa maniera pur essendo una culona, e non tutte cel'hanno: eh si, come quello che cel'ha piccino e piccino se lo tiene, così la bimba che già in età preadolescenziale ha la cellulite...senza qualche miracolo in età puberale, dovrà portarsi addosso qualcosa giudicato non troppo dissimile dalla gobba di Quasimodo. Con la differenza che costui, essendo uomo, può sempre spacciarsi per "un tipo"....
Il peso di un giudizio negativo veritiero ma rude, frettoloso, non si scrolla ammantandosi di una qualche tipo di cultura e dicendosi così di avere fatto il primo passo per reagire: se così fosse saremmo nel paese dell'Eldorado, dove chiunque vive bene.. basta che abbia voglia di cercare. Si vive invece in un sistema in cui ad una metà di integrati, si contrappone una metà di apocalittici, che nel 90% dei casi lo sono loro malgrado e, anche se non hanno il coraggio di ammetterlo, sono a tutti gli effetti degli scartati (ovviamente dalla prima categoria) per inadeguatezza o quant'altro e da tali, ovvero da scartati, si comportano, palesando un atteggiamento facilmente aggressivo, sempre sulla difensiva, sospettoso al limite del paranoico, quasi fossero dei soldatini con un moschettone incepposo sempre in prima linea.
La cosa divertente da notare che essi non sono realmente degli scarti, altrimenti ogni Oscar Pistorius si dovrebbe suicidare, bensì si sentono tali e interiormente sono d'accordo con la loro bocciatura, perchè, nel profondo, essi vorrebbero essere come gli altri (integrati), condividendone il modus vivendi e la weltanschauung. Il riconoscere il sistema "integrazionista" come l'unico valido e non come uno dei tanti, lungi dal portare ad una nuova consapevolezza tramite una riflessione lunga, dolorosa, ma liberatoria, dona solo recriminazione ed abiezione. In primis, e spesso senza un secundis, da se stessi verso se stessi: una perfetta sindrome di Stoccolma.
Pacifico quindi che in una situazione di tal fatta, le capacità di autovalutazione, ma mi verrebbe da dire semplicemente l'onestà, è gravemente compromessa, quindi, ogni Quasimodo\a, che abbia avuto la fortuna o no di accorgersi della propria deformità, punta indefessamente ad Angelina Jolie\Brad Pitt...a volte con più tenacia degli stessi integrati: nessuno scarto vuole uno scarto, nessuno vuole avere davanti un\a fallito\a che gli ricordi il proprio personale fallimento. Ecco quindi che, nella discarica degli esclusi non si vede come nei film accendere fuochi e ritrovarsi attorno ad un bidone ( io accendere un fuoco?? sforzarmi e sporcarmi, così poi Brad quando verrà a prendermi-perchè verrà, oh se verrà, brutti invidiosi- non mi troverà in tutto il mio splendore. Sforzarmi e sporcarmi per chi poi? per vedere delle brutte facce attorno al mio fuoco?? Braddd, Braaddd, mio principe azzurro, ti prego vieni presto, non ce la faccio più a resistere in mezzo a questi meschini buzzurri! ), bensì si vive come tante piccole "M.me Bovary" nell'astio e nella recriminazione, in un continuo homo homini lupus, generato dall'illusione della prossima salvezza portata dal principe integrato di turno e alimentato dal disgusto della vicinanza reciproca.
Così si passano gli anni pensando alle magnifiche sorti e progressive che ci aspettano, puntando il "bello" o la "bella" di turno sempre da lontanissimo, sicuri che la forza della nostra attrattiva sia irresistibile e scavalchi banalità come le presentazioni, la frequentazione ed altre pitocchierie simili...ed invecchiando, sempre più convinti dell'ineluttabilità del proprio futuro successo e sempre un passo più distanti dal palco dove si susseguono i nostri futuri "amanti", costruendosi attorno niente se non conoscenze, amicizie che sono null'altro che vaghe frequentazioni, buone per ingannare l'attesa del nostro trionfo, aborrendo come peste qualunque legame con i propri simili che sia diverso da un uscita o un aperitivo: senza impegno e quando va bene a noi.
Ovviamente questa regola generalissima si coniuga meglio o peggio a seconda della concreta realtà sottostante: così la tipa lambda, quasi vergine nella propria cittadina, trova nel cambio di posto e magari nelle dimensioni maggiori di una metropoli un gradimento insperato, ovvero da scarto diviene tipo- ed i tipi, si sa, hanno un loro bel gradimento...
Si miei cari, meschini lettori: in questa tragica, astiosa landa brulla e disadorna i rapporti interpersonali sono all'insegna della vaghezza e della pura superficialità che come un rampicante mirabilmente cresce nutrendosi di indifferenza e si espande senza paura di essere contrastato. Poi quando l'ormone urge e la luce emanata naturalmente dal principe azzurro ci fa accorgere che quello scarto che abbiamo di fronte tanto scarto non è...ecco che nascono le più tragiche ed impacciate storie di corteggiamento tra inferiori, tutte mezze parole, mezzi sguardi, mezzi saluti, frasi e confessioni fatte a terzi che arrivano di bocca in bocca trasformate in barzellette spassose, sempre incapaci di rompere il ghiaccio e (quasi) sempre destinate ad un imbarazzato naufragio.
Ancora più divertenti (ma da affrontarsi separatamente) sono le storie degli accoppiamenti tra scarti, o meglio ancora quelle mitologiche tra scarti e principi azzurri; si cari lettori, perchè ogni tanto anche le principesse e le fate turchine si ubriacano e dimentiche della bacchetta magica si introduco nelle interiora direttamente i rospi, che festeggiano come se avessero fatto 52 al totocalcio.
Vorrei tanto lasciarvi con un lieto fine cari sorcini, ma un lieto fine vuol dire tornare a vestire casual sapendo cosa voglia dire casual: casuale; aprire quindi un armadio e mettersi quasi quello che capita, non disdegnare la felpa grigia e non pensare che si ha un guardaroba demodè perchè l'arancione è il nuovo nero. Salutare chi si ha voglia di salutare senza calcoli, guardare quella col culo scolpito e anche quella che proprio scolpito non lo ha. Andar girando in città senza essere fermati per colpa della pelle troppo scura, delle vesti troppo povere e della mountain bike troppo sgarrupata da agenti in borghese. Con la Lacoste.
5ago-per una padania libera
Per quanto dal 1861 l'Italia sia una Nazione, non di meno saltano agli occhi delle differenze macroscopiche nei genotipi, o fenotipi. O semplicemente nei tipi. La piena turistica che caratterizza il periodo estivo sui nostri litorali acuisce all'occhio attento (ma soprattutto astioso) le differenze "etniche". Siamo ancora nel territorio delle banalità affermando che un paese come gli USA ha affrontato problemi di integrazione di scala nettamente superiore a quelli dei partners europei, italiani in particolare. E' pacifico considerare che è più difficile l'ntegrazione tra uno schiavo africano un irlandese ed un italiano, tanto per fare un esempio, piuttosto che tra un veneto ed un napoletano. Sbagliato. Qui viene in mio soccorso l'esperienza, il vissuto. E risaputo che io amo ammantare i miei comenti meschini ed in malafede con una patina di distacco analitico, quasi scientifico: fumo negli occhi per nascondere la mia risaputa meschinità e malafede. Ma le gobbe prima o poi saltano fuori dal paltò, quindi è bene giocare a carte scoperte. Nei secoli chi si è visto immigrare gente in casa ha sempre storto il naso. Da un altro punto di vista (ancora + malenko) il ricco si chiede di fronte all'immigrato sine pecunia "ma chi è che l'è questo terun'?!". Già. Nord=siùr, Sud=terùn. Perchè non l'inverso? Dove c'è ricchezza c'è "nord", ovvio. Pacifico concludere che il progresso quindi si misura col pil ed il benessere col reddito. Sbagliato di nuovo. La cultura, ma non solo quella alta...il latinorum se mi è concessa la citazione (dito medio a chi dice no, tanto il blog è mio), bensì quella che filtra fino ai plebei e diventa il savoir vivre caratteristico di un popolo, a parer mio deve essere rivalutata. Dall'atteggiamento di un ceppo etnico, regionale o semplicemente cittadino, dal minimo comune denominatore delle sue usanze e dei suoi vezzi si deducono tante informazioni interessanti. Ed una conclusione sorprendente. Parlavo di esperienza, di vissuto. avete mai provato a vivere una stagione estiva a Forte dei Marmi? Si lo so, per i puri di cuore e d'intelletto così come per i meschini più incarogniti il verbo "vivere" riferito al contesto di cui sopra è inappropriato: non si può godere un estate al Forte senza l'incapacità totale di intendere e soprattutto di volere, magari indotta da pesanti dosi di antidepressivi, ansiolitici, oppiacei e loro simili. O fucili a pompa con tanto di canne mozze, corredo di munizioni gratis e genocidio depenalizzato. Sono quattro mesi che il vostro gobbuto agente segreto zero-zero-astio spia in GRAN segreto la vita, i discorsi, i modi e la fisiognomica dei "padani" qui in alta, altissima Versilia.Non tanto per scelta quanto perchè compongono circa l'80% dei vacanzieri. Ore nascosto dentro gli ombrelloni e sotto le sdraio mi hanno portato con GRANDISSIMO rammarico a questa scoperta dolorosa. I padani sono evolutivamente inferiori. No, aspetta che lo ripeto meglio. I padani sono evolutivamente inferiori. Inferiori, si.Coi soldi si, ma più vicini degli italiani alle scimmie. Come mai parlare con un napoletano\a o frequentarli, un siciliano idem, mi dà meno problemi di comunicazione? Perchè ci trovo subitamente un certo numero di affinità elettive, foss'anche una sola? L'intuizione definitiva l'ho avuta guardando le femmine padane. Sono quasi tutte alte e snelle. Delle fiche, quindi? Si, almeno una metà si ma...un gradimento minore, una piacenza di qualità diversa. Certe bionde lombarde le ho trovate più simili alle russe che alle italiane. Ecco il punto. L'intuizione si fa parola (astiosa): quella bellezza è più rozza, primitiva. Una terra che ha subito nei secoli mille stupri, ha avuto mille conquistatori e padroni è anche una terra che ha mischiato sangue a sangue, creando per un certo, strano verso sia bizzarre conbinazioni estetiche, sia vere e proprie bellezze. Così Francesca Chillemi, siciliana e miss Italia 2003 a confronto con Cristina Chiabotto, altra miss ma piemontese, sfoggia si una "teoria" delle misure decisamente inferiore, mentre alla prova del look stravince a man bassa. Basta il volto: l'una quando sorride buca lo schermo e fa bucare gli slip, l'altra...fa sorridere. Idem una ragazzina di 16 anni che è al mi bagno, della quale non riuscivo a capire cosa non mi attirasse, visto che è magrolina,si, ma alta, bionda, piedi decenti e seno scolpito da Giotto, finche non ha deciso un giorno di mettermisi a 2 metri sulla destra e scoprirle, quelle gemelle sode, gli occhi negli occhi; in quel caso ho capito meglio dove sta la rozzezza: quella bimba è, come tante sue compari lùmbard, una accozzaglia di parti anatomiche; c'è una ricchezza di coscie tette culi perfetti al nord, ma il rude Po sa solo mettere il tutto assieme. Niente labor limae. In questo caso, come in altri simili la mia reazione è del tutto gonadica. Erano anni che non avevo a distanza di scalpo due antennine ritte ed in fiore sul pizzo di due colline marmoree. La belva ha subito gonfiato il collo e urlato di andare li e dimostrarle nel silenzio rovente dell'atto priapico, con una robusta pioggia fertile, il mio gradimento. E' una delle poche volte in cui concordo col mio cazzo che l'omaggio di una sega sia l'unica strada percorribile, o meglio, l'unica che si è certi verrà compresa inequivocabilmente. Se non si vogliono delle testimonianze solo fisiche, quelle che coinvolgono la sfera comunicativa sono ancora più stuzzicanti. Un giorno una "mamma" del mio bagno, tanto per discutere (come se mi fosse andato di interrompere il bel silenzio che avevo attorno), si è messa a raccontarmi di come l'anno prima i giochi dei suoi due bambini (tantissimi, ovunque, la metà sempre rigorosamente a giro -parlo dei balocchi, ovviamente) non fossero contrassegnati con i nomi scritti a pennarello :-" e ma poi sa l'ho dovuto fare per forza quando un camion di Leonardo-ma sa,bello grosso eh!- per un giorno che non c'eravamo e non l'avevamo riposto è finito chissà come in mano ad un bimbo di un altra tenda; e sa, gliel'abbiamo anche chiesto dove l'aveva trovato, se per caso non e di mio figlio ma niente, diceva solo "è mio è mio" quindi..." bla bla bla. Mi immaginavo la scena di una 40enne che fa il quarto grado ad un poppante. Solo una milanese può pensare che abbia un senso e che sia lusinghiero raccontare una tale cazzata. Un altra volta ancora entrando nel mio solito parco al mattino, mi sono imbattuto nel simpatico volto aggressivo e pronto allo scatto di un pitbull. Senza guinzaglio. Senza museruola. Con una coppia di padroni che alla mia richiesta di un giusto paramento ha risposto nella persona del maritino con un "guardi ma il cane non è cattivo"; alla mia obiezione composta ("e se decide di colpo di esserlo?") seguita dall'indicazione di un cartello grosso così di fianco all'entrata ("cani solo se al guinzaglio"), ha pensato bene di rispondermi invece la mogliettina, con alla briglia un labrador da 4 megatoni "uff, eccole le ferie; ma cavolo, siamo solo noi due e te...proprio a noi devi rompere le palle?". Quando due passi dopo ho capito che quella simpatica considerazione tutta in seconda persona non era verso il marito ma verso me ho reso la pariglia; tornatene a fare i bocchini in piazza San Babila è stata una zingara conclusione allegra. Al di la delle singole boutades, posso asserire che il dialogo tra me e loro, lungi dall'essersi mai instaurato, è bensì stato subitamente frustrato come chi, munito di tamburo, cerchi di comunicare con un sordo che conosce solo il morse. Un minimo protocollo di comunicazione impone una base comune. Se si escludono i discorsi precotti sul tempo e lo stato del mare ("è mosso? posso prendere il patino? ci sono le meduse? come mai ha il bego grosso il doppio di mio marito? Giangi, corri! Vieni a vedere che minchia che c'ha questo! Sembra quello di tuo cugino Umberto!), quando si va a costruire un ipotetica o a far seguire più di un periodo subordinato ad uno principale, cala il buio. Non parliamo di citazioni, fosse anche un film del Banfi storico. Banalmente, in tutto questo tempo di monitoring, di ascolto dissimulato, a volte più semplicemente forzato, inevitabile, solo di recente ho colto una chiave grossa, forse la più grossa, che marca la differenza evolutiva. Mille discorsi, anche allegri, pieni di risa e mai la punta di una battuta vera, di un guizzo dello spirito, di un frizzo o di un lazzo. Tutto un "ho fatto\comprato\detto questo quando ero in quel posto -esclusivo- e tizio invece quell'altro e io gli ho detto "ma dai! Non vedi che se fai\compri\dici quella cosa la..."e, minchia, sono arrivata\o tre giorni prima\ho speso 4 volte meno!". Risate. Ironia, questa sconosciuta. La stessa sensazione che ho avuto nelle lunghe telefonate con una veneta by chat prima del fatidico incontro che ho fatto in modo di far saltare: nessuna ironia. No, non autoironia...figuriamoci.Diovolesse. Sono 4 mesi che vegeto al bagno Alex e ancora non ho sentito fare una, UNA battuta ironica. Lo stacco con quasi tutti i miei amici dalla toscana in giù è agghiacciante. Per non parlare della proprietà di linguaggio che ho scoperto in una ragazzina -chatter di solo 18 anni- della provincia campana: magari gli intoppi sui congiuntivi si equivalgono lungo lo stivale, la capacità di piegare le parole, anche le più semplici, alla volontà -ma meglio sarebbe dire alla voluttà- di un immagine, invece, assolutamente no. Tutta una massa di banali ovvietà e meschinamente astiose generalizzazioni, si obbieterà: concordo -ma non mi arrendo. Il punto è che dalla troia con il pitbull fino all'Umberto nazionale, al Nord, o meglio, nella Padania, serpeggia il malcontento per una nazione con la n minuscola, l'Italia, che quella vera, l'unico autentico popolo, quello nordico, i lùmbard...i Padani, insomma, devono sobbarcarsi sulle mai dome spalle. Ecco la mia proposta, dunque. La stupenda Padania, bella ariana e forte, smetta pure di caricarsi il peso di questa italietta. Già i malfidati romani ai tempi antichi non avevano voluto annettere immantinente la gallia cispadana alla piena cittadinanza romana. che meschineria: ingrati. E' giusto che il popolo al di là del Pò vada verso il suo magnifico futuro da solo. Vai Lombardia, apri le ali...salta...spicca il volo. E vaffanculo. Prego chiunque legga questo blog risentito, se mai capitasse un altro referendum sulla secessione, ma anche sul federalismo Bossi style, di votare SI . Il Signore volesse che ci si liberi finalmente di quei macachi.
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